La Chiesa dei Frari a Venezia

La facciata della chiesa dei Frari a Venezia

La presenza degli ordini mendicanti a Venezia sembra sia stata, almeno per i Frati minori e per i Predicatori, assai precoce. 
Per i Frati Francescani Minori, a parte l'ipotetica presenza di San Francesco a Venezia intorno al 1220, i documenti attestano una loro presenza negli anni immediatamente successivi, sia nel 1227 che nel 1228. Nel 1233 i Frati ricevono in dono da Giacomo Michiel l'isola che diventerà San Francesco del Deserto. 


L'anno successivo Giovanni Badoer donò ai frati francescani un terreno ed una casa in contrada San Tomà a cui si aggiunse un altra proprietà nel 1236. In questi luoghi si sarebbe innalzata la Chiesa dedicata a Santa Maria Gloriosa che tutti oggi conosciamo con il nome di Frari (i veneziani davano soprannomi anche alle Chiese: "frati francescani minori" è diventato "frari"). 

portale ingresso chiesa dei frari
Il portale di ingresso della Chiesa

 

navata della chiesa dei frari
La navata della Chiesa dei Frari: al centro il quadro di Tiziano.

Il monumento a Canova

Il monumento a Canova si trova sulla sinistra, appena entrati in Chiesa ed è una delle opere più caratteristiche dell’arte neoclassica.

Venne eretto dai discepoli su disegno e modello che il Canova, nel 1794, aveva preparato per il Tiziano.

Il Canova morì a Venezia il 13 ottobre 1822 e fu portato a Possagno, suo paese natale. Per iniziativa del conte Leopoldo Cicognara si iniziò ad erigere nei primi giorni del maggio 1827 questo monumento sulla base del modello eseguito dallo scultore per Tiziano.

monumento del canova ai frari
Il monumento al Canova, all'interno dei Frari

Sopra tre gradini, sorretta da un regolone, sorge una piramide con una porta aperta che conduce alla supposta camera mortuaria. Davanti alla porta aperta si vedono avanzare figure di donna che rappresentano la scultura, piangente, la pittura e l’architettura, seguite da tre genietti con le torce accese (l’arte non muore!).

A sinistra, sulla base della piramide, il genio del Canova con la torcia spenta e il leone che rappresenta Venezia disteso affranto e desolato. Sopra la porta due angeli sorreggono l’effige dello scultore circondata dal serpente, simbolo dell’immortalità.

Il monumento a Tiziano

 

Tiziano morì a Venezia il 27 agosto 1576. Aveva chiesto di essere sepolto ai Frari ai piedi di quell’altare del Crocifisso per il quale stava preparando la sua ultima opera, la Pietà, rimasta incompiuta e terminata poi da Palma il Giovane.

Agli sgoccioli del settecento, molti artisti pensarono di innalzare un monumento al sommo pittore ed il progetto, nel 1790, fu commissionato al Canova. Questo progetto non fu portato a compimento per la caduta della Repubblica Veneta ed anche per la mancanza di fondi.

Nel 1838, in visita a Venezia, l’imperatore d’Austria Ferdinando I° fu ammaliato dall’idea di far erigere un monumento al sommo pittore che aveva lavorato alla corte dei suoi avi.

Monumento a Tiziano ai frari
Il monumento a Tiziano, dentro alla Chiesa dei Frari

Fece pertanto erigere questo monumento in marmo di Carrara che si trova a destra una volta entrati nella chiesa. Il centro è dominato dalla statua che rappresenta Tiziano coronato d’alloro; vicino a lui la natura universale ed il genio del sapere con le statue della Pittura, Scultura, Grafica ed Architettura.

Cinque bassorilievi ricordano le opere religiose più significative del pittore. Al centro, il suo capolavoro: l’Assunta; a sinistra il Martirio di S. Pietro da Verona, splendida opera per la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, bruciata da un incendio; ed, a destra, il Martirio di S. Lorenzo, ora ai Gesuiti.

Statua di Tiziano ai frari
Particolare della statua che riproduce Tiziano

Sopra la trabeazione sono scolpite: a destra la Visitazione; mentre, a sinistra, la Deposizione dalla croce.

Sulla sommità del monumento svetta il leone di S. Marco che regge lo scudo su cui è impresso lo stemma degli Asburgo: A ricordo dell’imperatore austriaco, racchiusa da una ghirlanda sorretta da due angeli, c’è la scritta: “TITIANO – FERDINANDUS I – MDCCCLII”.

Monumento al Doge Giovanni Pesaro, Longhena

Colossale monumento barocco dedicato a Giovanni Pesaro, che fu doge dal 1658 al 1659, ed eretto nel 1669 su disegno di Baldassarre Longhena (1598-1682).

Sopra ornatissimi piedistalli di marmo rosso e nero, scolpiti a teste di leone unite da festoni, si innalzano quattro giganteschi mori, con le braccia, i piedi nudi e le vesti logore, reggenti sulle spalle una trabeazione ornata a mètope e triglífi.

Monumento al doge Pesaro ai frari
Monumento al Doge Giovanni Pesaro

Fra loro, come in nicchie, due neri scheletri presentano una lunga iscrizione incisa a lettere d’oro su marmo bianco. Sopra la trabeazione, quattro colonne di marmo nero sostengono un ricco baldacchino di marmi rossi imitanti un drappo a fasce di broccato.

Sul trono sorretto da mostri, tra la Religione e il Valore, la Concordia e la Giustizia, è seduto il doge: bello e pieno di vita in atto d’arringare la folla.
Ai suoi piedi, sopra l’architrave da sinistra, un genio tende l’arco, due donne presentano corone e un’altra legge su un libro.

Nel secondo ordine di trabeazione, sei graziosi putti sorreggono l’architrave; al centro di essa due bimbi mostrano lo stemma dei Pesaro. Caratteristiche le iscrizioni: «Vixit Annos LXX (visse 70 anni) – Devixit Anno MDCLIX (morì nell’anno 1659) – Hic revixit Anno MDCLXIX (qui rivisse nell’anno 1669)».

Martirio di Santa Caterina

Palma il Giovane rappresenta il martirio di Santa Caterina d'Alessandria. La santa, sottoposta al supplizio della ruota, viene miracolosamente salvata dall’intervento di un angelo; i carnefici vengono travolti dalla ruota che si è spezzata.

quadro santa Caterina ai frari

Il movimento vorticoso delle masse si accentra sulla martire inginocchiata su di un piedistallo. Potente l’angelo in scorcio che scende minaccioso dal cielo, con la spada in mano in difesa della santa.

Il coro nella chiesa dei Frari

Il coro ligneo è racchiuso anteriormente da una cortina marmorea in pietra d’Istria, aggiunta nel 1475 mentre era procuratore della chiesa Giacomo Morosini.

coro chiesa dei frari
Il divisorio in marmo che racchiude il coro ligneo

Nei riquadri sono rappresentati i busti in rilievo, uscenti da ciuffi di foglie, dei Patriarchi e Profeti dell’Antico Testamento.

Iniziando da sinistra e dall’alto vediamo: Abramo, Davide, S. Giovanni Battista; Enoch, Giona, Giacobbe, Eliseo; Daniele, Geremia, Zaccaria; Mosè, Elia, Isaia. L’ultimo a destra con la scritta «Soli Deo honor et gloria», è il Morosini. Sul lato verso il campanile, Samuele e Habacuc; sul lato opposto Isacco e Ezechiele. Sotto gli amboni sono rappresentati i quattro dottori della Chiesa: S. Gregorio Magno e S. Girolamo, a sinistra; mentre a destra S. Ambrogio e S. Agostino.

Sopra il coronamento, rialzato al centro da un arco e con ai lati due amboni, si stagliano le statue di otto apostoli e di S. Antonio e S. Francesco attribuite a Vittore Gambello detto il Camelio (1460 ca.-1537). La Vergine e S. Giovanni, dello stesso scultore, affiancano sopra l’arco l’imponente Crocifisso centrale attribuito ad un intagliatore veneziano. I quattro Dottori della Chiesa ed i busti di S. Bernardino e di S. Lodovico d’Angiò, scolpiti nella faccia interna dei due graziosi pilastrini che reggono l’arco, sono pregevole opera di Pietro Lombardo, mentre tutto il resto è opera della sua bottega.

coro ligneo ai frari
Ricche sculture e decorazioni del coro ligneo

Il coro ligneo viene eseguito nel 1468 da Francesco e Marco Cozzi di Vicenza. Le eleganti proporzioni degli stalli, la disposizione delle guglie, le ricche decorazioni e le dorature lo rendono degno della massima attenzione.

Risulta composto da 124 stalli, dei quali 50 nell’ordine superiore, 40 nel medio e 34 nell’inferiore. Ha un’altezza di m. 4,50, una larghezza di m. 13,70 e una lunghezza di m. 16.

Il coro è tutto un intarsio di svariatissime forme geometriche, minuziosamente lavorate tra cui alcuni ritratti di persone che probabilmente hanno posato per l'artista.

L'assunta del Tiziano 

L’imponente pala (6,90×3,60 metri), commissionata a Tiziano nel 1516 da frate Germano, superiore del Convento dei Frari, fu collocata nell’abside il 19 maggio 1518. Tre ordini compongono la tavola: in basso ci sono gli apostoli, stupiti ed agitati per l’avvenimento strepitoso. In mezzo la Madonna, lievissima, immersa in un fulgore di luce è circondata da una folla di angeli. In alto, il Padre che, in serena e dignitosa maestà , attira a sé la Vergine con uno sguardo d’amore.

l'assunta tiziano ai frari
La grande pala dell'assunta ai Frari


La geometria del quadro, segnata dal triangolo dei rossi, è invitato verso l’alto; la luce invece, che è vita, amore, gioia, piove dall’alto: si sprigiona intensissima dal Padre, investe la Vergine e gli angeli in un alone dorato, e diventa l’azzurro del cielo. In basso in mezzo al quadro c’è la firma di Tiziano: Ticianus.

Quest’opera una pietra miliare della produzione giovanile dell’artista e, anzi, quella della sua consacrazione definitiva, al punto, grazie all’eccezionale fortuna critica, di divenire in seguito l’immagine più nota del maestro cadorino. Nel 1817 la pala venne trasportata alle Gallerie dell’Accademia, dove divenne uno dei dipinti preferiti e osannati dell’Ottocento. Il capolavoro tizianesco è tornato alla sua collocazione originaria nell’altar maggiore della Basilica il 13 agosto 1945, dove oggi si può ammirare nelle esatte condizioni per le quali l’artista l’aveva pensata.

Monumento a Nicolò Tron

Sulla parete sinistra del presbiterio, circondato da un affresco che evoca un drappeggio di stoffa rossa, si erge il grandioso monumento sepolcrale al doge Nicolò Tron.

Per mole, per struttura architettonica, per quantità di statue, è il maggiore lavoro di scultura rinascimentale in Venezia: opera poderosa di Antonio Rizzo di Verona, che lo scolpì tra il 1476 ed il 1480.
Oltre all’alto zoccolo e alla lunetta terminale, è composto da quattro ordini ed è inquadrato ai lati da leggeri pilastri a nicchie, collegate in alto da un elegante arco a tutto sesto.

Monumento a Niccolò Tron
Monumento Doge Nicolò Tron

Al centro del primo ordine, si erge il doge rivestito del suo ricco manto dorato con ai lati la fede e la carità di delicata eleganza. Nel secondo ordine è posta l’epigrafe con ai lati due fanciulli che sollevano grappoli d’uva, ed, all’estremità, due bellissimi guerrieri che reggono lo scudo con le insegne della famiglia Tron. Nel terzo ordine fanno da corona all’urna, adorna di medaglie e statue e su cui è deposto il doge, altre due statue in atto di suonare e cantare. Nel quarto, sono scolpite sette donne che rappresentano le virtù. Nella lunetta, al centro, Cristo risorto e ai lati l’Annunciazione ed, infine, sopra l’arco con l’intradosso a lacunari, il Padre Eterno.


 

I pavimenti della Chiesa dei Frari a Venezia

Il chiostro della Chiesa dei Frari

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