Palazzo Dolfin Manin, Venezia

Palazzo Dolfin Manin, Venezia, progettato dal Sansovino

Palazzo Dolfin Manin, a Venezia

Le proprietà su cui Giovanni di Lorenzo Dolfin, a partire dal giugno del 1536, decide di costruire il nuovo, grande palazzo sul Canal Grande, appartengono alla famiglia sin dal XV secolo. 
I possedimenti erano in un punto economicamente strategico di Venezia: affacciati sul Canalazzo e aperti verso campo San Salvador erano a pochissima distanza dalle mercerie e dalla zona di Rialtina, anche se al momento della costruzione del Palazzo ancora non era stato costruito l'attuale ponte in pietra. 

La famiglia Dolfin

Giovanni aveva iniziato la sua carriera politica nel 1515 e nel 1525 aveva sposato Chiara di Andrea Vendramin. 
Era stato Provveditore generale in campo, Podestà di Verona, Capitano di Padova, capo del Consiglio dei Dieci, ambasciatore straordinario presso Carlo V, ed era ritenuto parte della "cerchia" del grande Doge Andrea Gritti

Le case dei Dolfin a San Salvador

Le case della famiglia Dolfin sono evidenti dalla "veduta di Venezia" del Barbaro del 1500. Si tratta di due stabili, congiunti da un corpo di poco più basso, quasi paralleli tra di loro a formare una corte trapezoidale. La disposizione angolata degli edifici è un elemento da considerare per ricostruire la struttura edilizia preesistente all'intervento del Sansovino.

Palazzo Dolfin, a Venezia, le case pre esistenti

Le dimensioni del futuro Palazzo Dolfin sono quindi fissate a priori e delimitate dalla calle obliqua aperta verso campo San Salvador e vedrà anche il riutilizzo di muri antichi nella costruzione del nuovo palazzo. Questo è uno dei motivi della irregolarità nell'edificio. 

Il progetto del Sansovino non è dunque frutto di un rifacimento libero ed integrale ma al progettista viene imposto il rispetto ed il riuso di molte parti antiche. 

Il portico "contestato" di Palazzo Dolfin

Il progetto del Sansovino prevedeva l'avanzamento del palazzo fino al Canal Grande, idea contestata dai proprietari degli edifici contigui sulla riva che si oppongono a questa idea. La lite viene risolta dal Proveditor de Comun nel 1537 che concede la licenza a patto che il portico sia di utilizzo pubblico, che permetta, cioè, il libero transito delle persone. 

Nel 1547 il palazzo si direbbe terminato, almeno nel suo nucleo centrale, dal momento che nel testamento di Giovanni è scritto: "la mia casa de statio da San Salvador, con le botteghe e tutto questo stabile a torno sia condizionati e non si possa divider salvo in due parti et così la debiano galere et debbia andar di heredi in heredi condicionada".

Lo strano ingresso di Palazzo Dolfin

Nell'intenzione iniziale del Sansovino il Palazzo non doveva avere ingressi dal portico bensì dalla calle verso San Salvador. Il portico era, infatti, dedicato a botteghe e magazzini in modo che facciata ed ingresso fossero nettamente disgiunti per garantire una migliore privacy. 

Palazzo Dolfin, pianta
Pianta del pianterreno di Palazzo Dolfin 

Questa struttura - con negozi nel fronte ed accesso dal lato - ha una origine romana. Come romano è lo stile del cortile interno. La tradizione veneziana è invece rispettata in pieno nei saloni passanti fiancheggiati dalle salette e dalle camere.

La facciata "geometrica" di Palazzo Dolfin

La facciata si basa su un numero pari di campate: sono 4 quelle della loggia centrale dei due piani nobili, inquadrata da lesene ioniche, per il primo piano, e corinzie per l'ultimo. Il portico è a 6 assi con archi inquadrati da lesene doriche. 

Palazzo Dolfin a Venezia, la facciata
La facciata di Palazzo Dolfin a Venezia

La successione dei tre ordini antichi è nuova, in quegli anni, per Venezia. Ma il Sansovino aggiunge una geometria ben precisa: la diagonale, che congiunge il piede dell'edificio al vertice dell'ultimo capitello ionico della quadrifonia tocca il vertice del terzo capitello dorico del portico ed il vertice esterno del capitello corinzio, al limite opposto della facciata. 

Inoltre la linea estrema della facciata, la linea di mezzeria, la base dell'edificio e l'architrave ionico danno luogo ad un quadrato perfetto di lato 12 metri. 

Nelle scelte di stile della facciata è evidente la ricerca, da parte del Sansovino, di differenziare nettamente il portico - luogo di passaggio e di commercio - dalla residenza. Tale distinzione è fatta conservando, però, una coerenza geometrica.

 

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