La chiesa di San Gemignano, in Piazza San Marco, demolita.

Chiesa di San Gemignano, abbattuta da Napoleone

La Chiesa di San Geminiano, demolita per un ballo

Fortuna volle che Napoleone evitò di trasformare Palazzo Ducale in residenza reale, questo ci permette di poterlo ammirare ancora oggi evitando chissà quali e quante deturpazioni.

Ma Palazzo Ducale fu salvato a caro prezzo.

Furono scelte le procuratie Nuove come destinate a diventare residenza reale. Il nuovo Palazzo Reale aveva, però, bisogno di una sala da ballo e di un degno scalone di accesso

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La Chiesa di San Gemignano a Venezia

La soluzione che venne trovata, per trovare il posto per il grande scalone, fu quella di abbattere la chiesa di San Gemignano, opera del Sansovino, che raccordava le procuratie Vecchie con le Nuove.

La Chiesa era stata ricostruita nel 1557 per la terza volta... ebbene si. Non è stata una chiesa fortunata.

Facciamo un passo indietro: la prima Chiesa viene edificata nel 522 da Narsete il comandante bizantino che sta combattendo contro i Goti, come "ringraziamento" ai veneziani che gli prestano le navi per spostare le truppe. La chiesa viene costruita di fronte alla chiesa di San Teodoro, quella che poi diventerà la Basilica di San Marco e la posizione originaria era, più o meno, al centro dell'attuale Piazza San Marco. 

Il primo distruttore fu il Doge Vitale Michiél che, nel 1155, chiede il permesso al Papa di "spostare" la Chiesa per allargare la piazza. Permesso negato. Allora si ricorre alla scappatoia, suggerita dalla stessa Santa Sede e cioè che se si fa del male (demolire una Chiesa) si deve poi venir perdonati. 
La Chiesa viene demolita e, per essere perdonato, il Doge ogni anno vi si reca a far penitenza. 

Nel 1505, sotto il grande doge Leonardo Loredan, la Chiesa è fortemente deteriorata e viene incaricato Jacopo Sansovino di restaurarla. Tanto era orgoglioso il Sansovino del risultato finale che chiese ed ottenne di venire sepolto all'interno di questa Chiesa. 

La Chiesa di San Geminiano e l'architettura della Piazza

L'idea del Sansovino fu quella di utilizzare la Chiesa per congiungere i due differenti stili architettonici dei lunghi edifici che cingevano Piazza San Marco. Le procuratie Vecchie e le Nuove si congiungevano, infatti, nell'edificio religioso del Sansovino che li separava armoniosamente. 

Un collega del Sansovino, l'architetto Temanza, scrive

"in quest'opera studiò il Sansovino di superare sé stesso... Ordinò tutte le parti di essa con tal gentilezza e proporzione che da ogni intendente è sommamente commendato. Con uguale maestria condusse anche la facciata ripartita in due ordini con bella porta nel mezzo e colle finestre proporzionate..."

La chiesa aveva degli interni ricchissimi, dei più fastosi di Venezia ed era ricolma di opere d'arte. Tutto fu venduto e disperso prima della "barbara distruzione". 

Chiesa di San Geminiano demolita nel 1807

La ricostruzione: l'ala napoleonica

La chiesa venne chiusa il 19 Maggio 1807 e fu demolita immediatamente.

Il primo progetto, dell'architetto Antolini, "un lungo corridoio malamente accostato ed una non nobile facciata" non piacque e fu abbattuto. Qualcuno addirittura si spinse a dire: "vedemmo alzarsi un tale mostro, cui il comune riso e disprezzo presagì un pronto e intero rovesciamento". 

Pare che lo stesso Napoleone si sia preso gioco dell'architetto. Quando gli fu presentato l'imperatore francese si rivolse a lui dicendo:

Voi siete un architetto bravo...  per distruggere!

Nel 1810 si iniziò la ricostruzione, affidata all'architetto Giuseppe Soli, che condusse a termine l'attuale "Ala Napoleonica". Anche questa non piacque al punto che nel 1814, sotto il dominio austriaco, si coinvolse l'accademia delle Belle Arti per avere consiglio sul modo di migliorare il "goffo e pesante aspetto". 

Il governo austriaco affidò all'architetto Santi il compito di abbassare la copertura del tetto rendendola meno incombente e di sostituire le tegole con le lastre. 

L'arredo dei saloni delle nuove sale

Per arredare la nuova residenza regia si utilizzarono stoffe e tappeti provenienti dal Monastero di Santa Caterina (12 rivestimenti di colonne di soprarizzo d'oro, dodici fregi di velluto con frange d'oro vecchio) altri 20 tessuti dal Monastero di San Francesco di Paola ed altre 300 braccia da quello di Santa Maria delle Vergini.

Dal Monastero di San Domenico venne preso del broccatello verde e giallo mentre da santa Maria del Rosario delle Muneghette e da San Martino della Giudecca vennero requisiti i tappeti turchi.

Così come tappeti e stoffe vennero requisiti da altre sei chiese in città.

Tavoli antichi, armadi, scrivanie vennero confiscati un po' in tutta la città, ad esempio dalla chiesa di San Giorgio Maggiore, dal convento dei Carmini, da Santa Maria della Carità...  

E poi quadri, sculture, tende, soprammobili...  Venezia ormai era considerata dai Francesi uno scrigno da cui attingere a piene mani e senza farsi problemi di sorta.
Non ci si ferma nemmeno davanti ad edifici o opere d'arte religiose. 

Bibliografia e libri consigliati

Venezia, da San Marco a Sant'Elena il cuore del mondo - Pier Alvise Zorzi, Pierfranco Fabris, 2018

Venezia scomparsa, Alvise Zorzi, 1984

Alvise Zorzi ci racconta una Venezia che non c'è più: opere rubate, Chiese distrutte, Conventi espropriati e spogliati, Scuole svuotate di ogni contenuto prezioso. Due libri terribili da leggere per chi ama Venezia ma che ci aiutano a capire quando grandiosa fosse la città prima dell'arrivo dei francesi e degli austriaci e quanto abbiamo perso. 

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