Storia di Venezia

Storia di Venezia: il mare e l'oriente

Due sono le caratteristiche che ogni libro di storia di Venezia non manca di evidenziare su questa città: il suo essere "la porta dell'oriente" del mondo occidentale e la fenomenale capacità, tenacia, operosità e coraggio dei veneziani di muoversi, viaggiare e commerciare fin nei posti più lontani.

Ma quando tutto questo è iniziato? 

Le informazioni sulla storia della città lagunare sono carenti fino a dopo l'anno Mille, dove i documenti d'archivio iniziano a diventare abbondanti. Nel basso medioevo, pertanto, dobbiamo rifarci a ricostruzioni e a racconti del mito.

La prima testimonianza di popolazioni che vivevano nell'area del delta padano e che commerciavano con i Greci e con l'area padana è relativa alla città di Spina, fondata nel IV Secolo a.C. La vita, alle foci del Po, vedeva gli abitanti occupati nelle attività di pesca, caccia palustre, pascolo e produzione di tessuti di lana, allevamenti ittici, saline, industria laterizia, grazie alla ricchezza di argilla alluvionale. Inoltre la palude consentiva una certa sicurezza, una naturale difesa. 

Invece dalla letteratura romana vengono considerazioni negative sul paesaggio di acquitrini e acque vaganti, idee simili al periodo dell'Illuminismo, dove venivano elogiate le campagne coltivate e ben strutturate frutto di bonifiche integrali. 

301 a.C. - I Veneti e la spedizione di Cleònimo 

Nel 301/302 a.C., racconta Tito Livio, il re spartano era giunto in Italia dove aveva combattuto in Salento e poi aveva preso il mare diretto a nord. La sua flotta si sarebbe spinta fin sulle coste venete. Qui, Cleònimo, si sarebbe avventurato attraverso le lagune fino a raggiungere le foci del Brenta (i romani lo chiamavano Medùacus amnis). Il Re Spartano avrebbe deciso di risalire il fiume raggiungendo, 5 km dopo, le floride campagne attorno a tre villaggi marittimi dei Padovani, saccheggiandoli. 

I Padovani, non appena vennero a saperlo, si diressero verso la zona dei saccheggi, lontana circa 20 km dalla città e attaccarono sia i razziatori nelle campagne sia, contemporaneamente, i marinai rimasti a presidiare le imbarcazioni ed infine si diressero all'attacco del resto della flotta rimasta in laguna.

Alcune navi, vista la mala parata, tentarono frettolosamente la fuga verso il mare aperto ma, non conoscendo la laguna, rimasero incagliate nei bassi fondali e vennero incendiate e distrutte dalla juventus patavina. Cleònimo dovette scappare con quanto rimaneva della sua flotta, circa un quinto. 

Questa è la prima testimonianza di una guerra terrestre e navale avvenuta nella laguna veneta e vinta dai veneti. 

Testimonianza preziosa sulla nascita di Venezia

Questa testimonianza è preziosa per una serie di aspetti: ci dice che il paesaggio lagunare era popolato, dal momento che vi erano dei villaggi, che esisteva una navigazione fluviale (dal momento che i giovani patavini avevano raggiunto, inseguito e distrutto la flotta) che consentiva di passare dal fiume alla laguna, al mare aperto. 

Ma la testimonianza ci dice anche che l'economia di quelle terre doveva essere prospera, dal momento che attrae un esercito nemico, e che gli abitanti erano ben decisi a tutelarsi da invasioni nemiche. 

220 a.C - I Veneti, i Romani e i Galli

Un'altra testimonianza preziosa ci viene da Polibio che scrive nel II secolo a.C. e ci racconta che i Galli Sénoni avrebbero rinunciato all'assedio di roma, durante la celebre scorreria del 386 a.C. perché attaccati alle spalle dai Veneti nei territori padani. 

Insomma sembra vi fosse stata una alleanza tra Veneti e Romani. I primi volevano stabilire e mantenere buoni rapporti ed intese pacifiche con il nascente impero. 

Nel 220 a.C. abbiamo testimonianza di regioni romane che attraversarono la regione veneta fino alle Alpi orientali, impegnate in una spedizione bellica, senza che essere ostacolati dai veneti. 

Ed anche quando le truppe di Annibale piombarono sulll'Italia del Nord, mentre altri alleati di Roma preferirono la defezione, i Veneti rimasero alleati fornendo aiuti militari a Roma. 

43 a.C. - Fine dell'alleanza con Roma?

Per quanto durò questa alleanza? Secondo qualcuno fino al 43 a.C. quando il territorio Veneto venne occupato da Antonio. Ma probabilmente non fu una occupazione militare dal momento che nel territorio veneto circolavano le monete romane già dal II secolo a.C., pertanto le terre venete erano già sotto l'influenza politica ed economica di Roma.

Insomma il Veneto si configurava come un "protettorato Romano", tanto che per i suoi territori passavano la Via Postumia e la Via Annia, entrambe costruite nel II secolo a.C.

Le Venezie ai tempi di Roma

Nel II secolo a.C. si assiste alla fondazione di Iulia Concordia che aveva il suo porto sul mare a Caorle e la fioritura di Altino, sulla costa interna della laguna veneta, nei pressi della foce del Sile. Ma anche al potenziamento della dimensione marinara di Aquileia e di Grado

Altino, distante 2 km dalla laguna e 13 km dal mare aperto (Bocca di San Nicolò) divenne il nodo principale del sistema lagunare, il principale porto collegato, via lagune e fiumi, con Ravenna. 

Vitruvio e Venezia

Vitruvio è il primo autore che si sofferma in maniera esplicita sulla realtà lagunare. Egli precisa che la presenza dell'acqua non è ovunque perenne perché ci sono "dossi e isolotti emergenti". Egli si riferisce a queste terre con un misto di stupore e ammirazione per la loro "incredibile salubrità" che aveva consentito l'insediarsi di sentir urbani.

Diversamente da altre paludi malsane, dice Vitruvio, qui la combinazione di maree e la presenza di canali naturali e artificiali (fossae) permette che i "flutti entrino ed escano mantenendo mosse e pulite le paludi costiere, impedendo il riprodursi di animali palustri spesso nocivi".

Strabone e Venezia

Se Vitruvio scriveva nell'epoca di Cesare, Strabone è contemporaneo ad Augusto. Il geografo ed etnografo greco si interessa alla peculiare fisionomia delle Venezie ed annota come tutta la regione abitata dai Veneti, sia particolarmente ricca di corsi d'acqua e come nella striscia costiera vi sia una vasta palude spazzata dal flusso e riflusso delle maree.

"Grazie ad una regolamentazione delle acque mediante canali e argini", scrive "una parte di quei luoghi venne prosciugata e resa fertile mentre l'altra è aperta alla navigazione. 

"Delle città, poi, alcune sono come isole, altre sono in parte toccate dall'acqua e quelle che si trovano al di là delle paludi hanno collegamenti fluviali degni di ammirazione." 

 

421 - Fondazione di Venezia

Il 25 Marzo del 421, secondo la tradizione, viene fondata Venezia.

452 - Invasione degli Unni in Italia

Nella primavera del 452 Attila guida gli Unni in Italia e distrugge Aquileia (è il cosiddetto "sacco di Aquileia"), Concordia ed Altino. Grado, antico scalo di Aquileia, diventa prima un rifugio temporaneo e poi stabile dimora degli aquileiesi. Inizia il grande esodo verso la laguna e gli arcipelaghi di isole veneziane che fino a quel momento sono solo scarsamente popolate. 
 

537 - Lettera di Cassiodoro su Venezia

"Qui voi, alla maniera degli uccelli acquatici, avete la vostra casa (...) Un'unica risorsa hanno gli abitanti: quella di mangiare pesci a sazietà (...) Tutto il loro sforzo è rivolto alla produzione del sale: invece di aratri e felci fate rotolar dei rulli, di qui viene ogni vostro provento (...)"

Cassiodoro, il ministro Romano di Re Teodorico, descrive l'ambiente lagunare, una testimonianza che certifica la vita e l'attività quotidiana a Venezia: la navigazione, la pesca, l'attività delle saline. Nasce il mito della "diversità" di Venezia, la sua unicità rispetto al resto del mondo. 

568 - Invasione dei Longobardi

I Longobardi invadono la pianura padana e l'Italia viene divisa, tranne le zone delle lagune costiere che rimangono protettorato dell'impero Bizantino. Il patriarca di Aquileia, Paolino, si trasferisce a Grado con le reliquie della della sua Chiesa.

639 - Iscrizione di Torcello

L'iscrizione di Torcello del 639 a cura del magister militum Maurizio dice che "su ordine dell'esarca Isacio (bizantino) fu edificata a opera del suddetto comandante militare che vi risiedeva, e su un terreno di sua proprietà, una chiesa dedicata a S.Madre di Dio, che fu consacrata dal vescovo Mauro".
La consacrazione della Chiesa è avvenuta probabilmente l'8 settembre del 639. L'iscrizione ci dice che:

  • la laguna era un angolo di territorio bizantino
  • era governata da un magister militum alle dipendenze dell'esarca d'Italia
  • che la Chiesa fu edificata per ordine dell'esarca Isacio

Nella mappa a fianco si vede, in arancio, l'estensione dei territori sotto il dominio bizantino (tra cui la laguna veneta), mentre in blu si vedono i domini longobardi.

697 - Elezione del primo Doge

Secondo la tradizione nel 697 viene eletto il primo Doge, Paoluccio Anafesto.
Nei testi Veneziani si parla sempre di Duca secondo schemi fortemente autonomistici, considerandolo, dunque, non come un funzionario bizantino (come forse in effetti era) bensì come l'espressione di una volontà locale, svincolata da ogni sudditanza all'impero. La vera autonomia si può certificare solo nel 726 con l'elezione di Orso. 

726 - Elezione di Orso

Nel 726, approfittando della Crisi tra Roma e Bisanzio (e quindi della perdita di autorità dell'esarca di Ravenna) i Venetici scelgono un loro due nella persona di un rappresentante della mobilità locale eracleense, di origine tribunizia, Orso (726-737).

Venezia mantiene comunque un buon rapporto con Costantinopoli dove Venetia veniva ancora considerata una provincia dell'impero. 

810 - Pipino, figlio di Carlo Magno, attacca Venezia

Il Re d'Italia Pipino, figlio di Carlo Magno, attacca le lagune per sottometterle in quanto le reputa domini francesi. Venezia difende con ogni mezzo la propria indipendenza. 

L'amministrazione si sposta da Malamocco (più difficile da difendere) a Rivo Alto, al centro della laguna. 

828 - ll corpo di San Marco

Nel 828 Rustico da Torcello e Buono da Malamocco riescono a trafugare il corpo di San Marco dalla Chiesa Cristiana di Alessandria dove è custodito. I musulmani stanno conquistando l'Egitto ed i due veneziani convincono i sacerdoti Alessandrini a farsi dare la reliquia per preservarla dalla distruzione. 

Leggenda vuole che per eludere i controlli degli arabi i due mercanti abbiano escogitato di nascondere i resti dell'evangelista sotto a delle pelli di maiale, viste le quali i doganieri si turarono il naso e voltarono dall'altra parte. Altra leggenda vuole che il santo abbia protetto la nave durante una terribile tempesta nel viaggio di ritorno. Infine si dice che quando le spoglie arrivarono in città dovunque si sparse un delicatissimo odore di rose.

Uno dei quattro evangelisti - per secoli - garantirà a Venezia notorietà, fama e rispetto ed il simbolo che lo rappresenta, il leone, diventerà anche il simbolo della città prima e dello stato veneziano poi. Per contenere le reliquie fu costruita una delle più belle e ricche chiese del mondo: la basilica di San Marco

999 - Guerra ai pirati narentani

Il 18 maggio del 999, al comando del Doge Pietro Orseolo ll, la flotta veneta lascia gli ormeggi per andare a combattere gli slavi Narentani. A commemorazione della vittoria riportata, sarà istituita la festa delle simboliche nozze di Venezia con il mare.

1000 - Istria e Dalmazia

Nell'anno 1000 è documentata la spedizione del Doge Pietro Orseolo II contro i Dalmati per mettere fine alle frequenti operazioni piratesche nell'adriatico. L'impresa militare sortisce effetto positivo portando alla conquista di molti porti e località di Istria e Dalmazia. 

Il doge, orgoglioso di questi risultati, si fregia del titolo di Duca della Dalmazia. L'evento viene (tutt'ora) ricordato con la festa dello Sposalizio del Mare.

1081 - Imperatore Bizantino concede la "bolla d'oro" a Venezia

Da qualche anno, nel sud Italia, i Normanni spadroneggiano: definiti "fetentissima stercorario mundi", biondi e giganteschi, facevano più paura dei pirati saraceni. Avevano già sbaragliato le truppe del papato quando, con veloci incursioni, misero sotto assedio Durazzo nella costa balcanica. L'imperatore Bizantino, Alessio Comneno, cercò alleati per impedire ai Normanni di assediare i suoi territori e trovò aiuto a Venezia. L'armata Veneziana agli ordini del Doge Domenico Selvo si presenta a Durazzo e sbaraglia i Normanni. Notevole la strategia navale adottata dai veneziani che uniscono più navi per creare un porto galleggiante dal quale bombardare, da posizione più elevata, le navi normanne. Le battaglie si susseguono, con sconfitte dei veneziani (e abdicazione del Doge Domenico Selvo) fino alla vittoria del nuovo doge Vitale Falier che ottiene, con la bolla d'oro del 1082, l'esenzione da qualsiasi imposta per i commercianti veneziani. 

1094 - Croazia

Nel 1094 il Doge si intitola "Duca di Dalmazia e di Croazia". 

1097 - Dedizione spontanea di Traù

Traù si sottomette spontaneamente al Doge Vitale Michiel I, iniziando la serie di dedizioni spontanee che costituirono il più importante impulso all'allargamento dello Stato Veneziano. 

1100 - Le scuole

Dal 1100 in poi, venne attuata a Venezia una importante riforma del mondo del lavoro, un'iniziativa atta a regolamentare e istituzionalizzare tutte le attività artigianali e artistiche in genere, che stavano sorgendo a dismisura parallelamente alla crescita economica della città.
 
Le varie associazioni portarono ad una prima iniziale e sostanziale suddivisione: da un lato le "Scuole Piccole o minori" e dall'altra, le "Scuole Grandi".
 
Le prime  avevano il fine, lo scopo, l'oggetto sociale, di raggruppare attività appartenenti alla stessa "corporazione di mestiere" (Arte) mentre le "Grandi" rivestivano un assoluto e totale carattere devozionale avendo la loro naturale origine nel movimento dei "flagellanti", guidato da Ranieri Fasani, che nel 1260 diffusero  la flagellazione come atto supremo di devozione.
 
Inizialmente erano  sei:
-Scuola di Santa Maria della Carità (oggi parte del Museo dell'Accademia)
-Scuola di Santa Maria della Misericordia (divenne anche Palestra e palazzetto della Reyer Venezia, oggi luogo di mostre ed eventi)
-Scuola di San Marco (Oggi parte dell'Ospedale Civile di Venezia)
-Scuola di San Rocco (in Campo San Rocco, con moltissimi capolavori del Tintoretto)
-Scuola di San Giovanni Evangelista (Nel Sestiere di San Polo, con capolavori di Bellini, Lombardo e Tiepolo)
-Scuola di San Teodoro (In Campo San Salvador).
 
Pur essendo organizzazioni devozionali, non riunivano ecclesiastici ma esclusivamente operatori laici e fino al XIV secolo potevano associare solo cittadini non appartenenti al ceto nobiliare.

Di fatto e per tutta la durata della loro vita e ancora ai giorni nostri, le Scuole Grandi erano completamente staccate da qualsiasi ingerenza di carattere religioso e da qualsivoglia controllo della chiesa e del Papa. Si voleva, in tal modo, vietare che la Santa Sede avesse la possibilità di mettere mano, impossessarsi, delle ricchezze delle confraternite e poterne disporre a proprio piacimento.

Lo stesso governo della Serenissima, sia tramite i Giustizieri e i Provveditori di Comun effettuava un controllo moderato sulle stesse limitandosi a nominare, periodicamente, delle speciali commissioni che indagavano sulla loro organizzazione e sul buon e lecito funzionamento. Di fatto potremmo affermare che queste importantissime istituzioni erano dei veri e propri veicoli della "Religione di Stato".
 
Per  quanto concerne la loro organizzazione, la gestione era affidata ad un comitato di sedici "fratelli", detto "Banca" organo presieduto dal  "Guardian Grande". L'assemblea di tutti i membri effettivi era chiamata "Capitolo" e veniva convocata per le modifiche dello statuto, per comperare o vendere proprietà  della Scuola e per decidere su operazioni finanziare come prendere o dare in prestito del denaro.
 
Anche le loro sedi presentavano, in generale, la stessa struttura architettonica distribuita su due livelli.
Al piano nobile erano situate le due stanze principali: la "capitolare", sala maggiore o di consiglio, e l' "albergo", una vera e propria segreteria e sede delle cerimonie devozionali.
Il piano terra (quasi sempre un ampio salone a colonne) generalmente veniva adibito a deposito.
 
Alle sei "Scuole Grandi", si aggiunsero, nel tempo altre:
-Scuola di Santa Maria del Carmelo o dei Carmini (In Campo S.ta Margherita, con uno splendido affresco del Tiepolo)
-Scuola Dalmata dei Santi Giorgio e Trifone (con bellissime opere del Carpaccio)
-Scuola Grande S.Maria della Giustizia e San Girolamo.
-Scuola Grande della Beata Vergine del SS. Rosario.
 

 

Con la caduta della Serenissima nel 1797, a causa dell'avanzata napoleonica e con "gli scempi e i furti" perpetrati da Napoleone, a seguito della soppressione degli ordini religiosi, anche le Scuole Grandi cessarono la loro funzione secolare e in breve tempo molti dei beni di loro proprietà  vennero dispersi, venduti, rubati, distrutti.
Solo alcune Grandi Scuole, a partire dall'ottocento, risorsero e continuano, ancor oggi, la loro affascinante e splendida attività "didattica": la Scuola di San Rocco, la Scuola di San Giovanni Evangelista, la Scuola si San Marco,  la Scuola dei Carmini e  la Scuola Dalmata.

1110 - San Giovanni d'Acri

La prima crociata, nel 1100, vede Venezia svolgere il servizio navale dall'Europa al Medio oriente. Con la presa di Sidone, nel 1110 da parte dei Cristiani, Venezia ottiene il possesso di una parte della città di San Giovanni D'Acri che divenne subito una delle basi del commercio veneziano proteso verso il levante. 

1124 - Conquista di Tiro

Dopo un vittorioso assedio, durato da Febbraio a Giugno, la città di Tiro venne spartita tra i Veneziani (un terzo) ed il Re Baldovino di Gerusalemme (due terzi). 

1125 - Riconquista di Traù e di Spalato

Vengono riconquistate Spalato e Traù, perdute l'anno prima per opera di Re Stefano II d'Ungheria. 

1126 - Nuova "Bolla d'oro" concessa ai Veneziani

L'imperatore Bizantino Alessio Comneno riconferma con una nuova bolla d'oro i privilegi già garantiti ai veneziani in cambio della protezione dai Normanni e dai Saraceni nelle acque mediterranee. 

1141 - Fano diventa protettorato di Venezia

Nel 1141 la città di Fano, nelle Marche, dovette far atto di sottomissione in cambio della promessa di aiuto militare fino alla linea ideale tracciata fra i porti di Ancona e di Ragusa. 

Fano diventa protettorato di Venezia nel 1141. Le due città firmano un trattato di amicizia, patto che durerà circa due secoli, dopo di che, come tutti i territori limitrofi, dovette assoggettarsi allo Stato della Chiesa. 

1145 - Sottomissione di Pola e Capodistria

Nel 1145 vengono firmati accordi di sottomissione con Pola e Capodistria. Tra le condizioni imposte da Venezia:

  • un rappresentante permanente del doge avrebbe dimorato, d'ora in poi in un palazzo in vista del porto
  • si dovranno rispettare le disposizioni dogali sul commercio dei grani
  • esenzione doganale per i commerci

1162 - Il Barbarossa contro Venezia

Federico Barbarossa, salito al trono del Sacro Romano Impero germanico nel 1152 dimostra fin da subito le sue mire espansionistiche sulla penisola italica. Nel 1162 il Barbarossa da il via ad un'azione militare volta alla sottomissione di Venezia che viene condotta assieme alle città vicine a Venezia: Verona, Padova e Ferrara. L'attacco riesce e le città alleate del Barbarossa occupano Cavarzare imprigionando i Veneziani. La città lagunare reagisce prontamente riconquistando Cavarzare ed occupando anche Adria e Ariano. La diplomazia veneziana, nel frattempo, cerca alleati contro il Barbarossa. 
Quest'ultimo fece inviare una flotta da Aquileia per conquistare Grado, ma anche in questo caso l'azione fu annullata dalla flotta veneziane. 
In contemporanea Treviso, altra città alleata dei germanici, tentò di occupare Caorle, anche qui senza riuscirvi. 
Il Barbarossa ritornò in Germania e per qualche anno abbandonò l'idea di conquistare Venezia.

1164 - Lega dei comuni Veneti contro il Barbarossa

La diplomazia veneziana riesce a creare una lega di comuni veneti diretta da Venezia e composta anche da Padova, Vicenza, Verona e Treviso alleati contro il Barbarossa. Quest'ultimo, contrariato, scende in Italia e chiede alle città alleate, specie in Lombardia, di affiancarlo per punire le città ribelli. Tentò sia lo scontro diretto, sia di organizzare una congiura a Verona, che però fu sventata. Infine su costretto a ripiegare e a tornare in Germania. 
Qualche anno dopo, nel 1167 altre città si unirono alla Lega Veneta. Tra febbraio e marzo del 1167 le città di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova e, dopo qualche settimana, anche Milano si riunirono a Pontida dando vita alla Lega Lombarda, presenti anche i rappresentanti della Lega Veronese.
Venezia garantì alla Lega anti Barbarossa l'appoggio della propria flotta. 

1166 - Bisanzio (Manuele Comneno) contro Venezia

Nel mentre, in Italia, Venezia e le città alleate della lega Veneta e Lombarda affrontavano il Barbarossa, l'imperatore Bizantino Manuele Comneno aveva mire espansionistiche nell'adriatico sia nella costa slava che in quella italica. Nel 1167 riesce ad occupare i territori interni di Dalmazia, Croazia e Bosnia, detenuti prima dall'Ungheria (nemica storica di Venezia) e prende di mira Ancona. Quando chiede l'appoggio di Venezia per occupare il sud Italia, la città veneta glielo nega per non andare in contrasto con la corte siciliana. I rapporti si fanno molto tesi ed ai veneziani presenti a Bisanzio viene consigliato di rientrare in patria. Incredibilmente, nel 1170 Manuele Comneno invita i Veneziani a riprendere le relazioni promettendo, addirittura un monopolio commerciale. Moltissimi commercianti ritornano a Bisanzio, con una grande quantità di denaro, armi e navi. Ma è una trappola...

1171 - Sequestro dei beni dei Veneziani a Costantinopoli

Nel 1150 sono più di 10.000 i Veneziani che risiedono a Costantinopoli: una cifra davvero incredibile che fa di questa città il vero e proprio cuore del commercio della Serenissima. Le continue scaramucce con Genovesi e Pisani sfociano nella distruzione nel 1171 del quartiere Genovese attribuita, dall'imperatore Bizantino Manuele Comneno, ai veneziani che si proclamano innocenti.

La polizia arresta i mercanti della serenissima e sequestra tutti i loro beni: è un colpo di mano ben pianificato che coglie al volo l'occasione di impadronirsi delle ricchezze che i veneziani sfoggiavano con orgoglio. I tentativi del Doge di ripristinare la situazione con ripetute missioni diplomatiche falliscono al punto che in una insurrezione viene pugnalato a morte. 

Ai veneziani non rimase che intensificare le operazioni commerciali sugli altri mercati presidiati, specie ad Alessandria, Tiro, Ceuta ed altri porti del mediterraneo orientale. 

1172 - Venezia ed il Barbarossa ad Ancona contro Manuele Comneno

Nel 1172 la squadra navale Veneziana è ad Ancona, sotto le mura, ad assediarla assieme all'imperatore tedesco, quel Federico di Hofenstaufen, detto il Barbarossa che solo pochi anni prima era un nemico della serenissima. Venezia si è alleata con il Barbarossa per togliere Ancona dall'influenza di Manuele Comneno, l'imperatore Bizantino, diventato ora il principale nemico dei veneziani. 

Ancona non viene conquistata ma questa alleanza metterà Venezia in una posizione favorevole per aiutare a risolvere l'annoso conflitto tra impero tedesco e papato: i due contendenti proprio a Venezia troveranno un accordo. 

1172 - Si tenta la vendetta: rotta verso Bisanzio

Secondo alcune fonti i prigionieri veneziani in mano dell'imperatore Bizantino furono almeno 10.000. Altre indicano un numero vicino ai 20.000. La cifra precisa non è dato saperla ma si sa che le prigioni dell'impero non erano minimamente sufficienti per contenerli tutti e vennero rinchiusi in conventi e monasteri. Alcuni riuscirono a fuggire, ma furono pochi quelli che riuscirono ad imbarcarsi e ad arrivare a Venezia.

I loro racconti suscitarono un tale sdegno che la città corse immediatamente alle armi e in 4 mesi approntò una flotta di 100 navi che si diressero verso Costantinopoli, facendo prima tappa a Traù, città soggetta all'imperatore che fu conquistata e saccheggiata. Stesso destino toccò ad un altra città bizantina Ragusa in Dalmazia.

Infine la flotta arrivò in Eubea dove inviati imperiali che promisero la restituzione dei beni sequestrati e la liberazione dei prigionieri, ma era un tentativo dell'imperatore bizantino di prendere tempo. Gli inviati veneziani tornano senza esser stati ricevuti dall'imperatore.

Passano i mesi e la flotta si sposta a Chio dove si scatena una pandemia che miete diverse vittime nell'esercito veneziano. Continuano le ambasciate ma e le promesse, fino a che l'inviato veneziano, il futuro doge Enrico Dandolo, venne ricevuto dall'imperatore e fatto accecare.

Alla flotta, che nel frattempo è stata e sconfitta dal morbo, non resta che far vela verso Venezia  inseguita e attaccata dalle navi bizantine. Una sconfitta talmente umiliante che a pochi giorni dal rientro delle navi, il Doge viene assassinato. 

1177 - Alessandro III e il Barbarossa a Venezia

Il 24 Marzo del 1177 sbarca, a San Nicolò del Lido, il Papa Alessandro III ed il giorno dopo celebra in Basilica la festa dell'annunciazione (che coincide con la nascita leggendaria di Venezia). 

Dopo schermaglie, dialoghi e tentativi di accordo, finalmente il 24 Luglio Federico Barbarossa, accompagnato dal Doge e dal Patriarca, arriva fino alla Basilica. Nell'atrio sedeva il Papa e Federico si inginocchiò per baciargli il piede. Il Papa lo rialzò lo abbracciò e scambio con lui il bacio di pace. 

Per Venezia è un successo diplomatico senza paragoni che garantirà rispetto e prestigio: il conflitto è definitivamente chiuso grazie all'opera di mediazione dei veneziani.

1178 - Si costituisce il Minor Consiglio

Il Minor Consiglio sorse, non diversamente dal Maggiore, dai «Sapientes», posti dall'aristocrazia rialtina accanto al Doge.
E' però, incerto l'anno della sua nascita; probabilmente fra il 1172 e il 1178. I Consiglieri, eletti in Maggior Consiglio in numero di due, diventarono in seguito sei, uno per sestiere.

L'eletto non poteva, sotto gravi pene, rifiutare la carica; durava in ufficio un anno ed era sottoposto ad una contumacia d'altrettanto, portata poi a 16 mesi. Dalla nomina a Consigliere erano esclusi i parenti del Doge e dei suoi figli.

Al Minor Consiglio fin dai primi anni della sua costituzione dovettero essere aggregati i Capi dei Quaranta, chiamati pure in certi casi a compiere le funzioni dei Consiglieri mancanti.
Consiglieri e Capi di Quaranta insieme formano la Signoria (Dominium).

Funzione principale del Minor Consiglio era quella di moderare l'autorità del Doge, assisterlo e consigliarlo. Durante la vacanza ducale il governo si restringeva nelle sue mani; curava gli affari in corso e presiedeva alle operazioni per la nomina del nuovo Doge e uno dei Consiglieri, che non fu sempre il più anziano, assumeva le funzioni di Doge (Vice Doge).

Ma ancora più importanti erano la funzione di presiedere insieme al Doge - con cui quasi si confondeva - tutti i consigli della Repubblica. Connesso a questo potere, era quello di convocare il Maggior Consiglio quando lo ritenesse opportuno; poteva farlo anche un solo consigliere.
Attendeva all'amministrazione della capitale, vigilando sull'attività dei pubblici ufficiali e curando l'elezione dei nuovi.

Risolveva i conflitti di competenza che fossero sorti tra organi sia amministrativi che giudiziari, e indicava, in caso di dubbio, quale fosse il tribunale competente, prima ancora che il conflitto si manifestasse.

Una limitata competenza in materia finanziaria, la facoltà di disporre del danaro pubblico fino a 10 libbre di oro, fu abolita nel 1441. E alcuni anni dopo, nel 1446, il Minor Consiglio doveva rinunziare all'altra, importantissima, funzione: quella di interpretare autenticamente le leggi.

1192 - La prima "promissio" Dogale

Il primo giuramento prestato al Comune di Venezia è probabilmente quello di Domenico Morosini anche se il contenuto non è noto. A questo giuramento venne sovrapposta una promissio, la prima a noi nota è quella giurata nel 1192 dal Doge Enrico Dandolo. 
Vediamo alcuni dei contenuti di questa promissio:
"Il Doge non deve esigere alcun servizio o prestazione fra quelle spettanti al comune; i beni ed i redditi del comune possono essere assegnati a singole persone solo con l'approvazione della maggiora parte del consiglio; gli introiti derivanti dalla tassa del quadragesimo (2,5%) riscossa dai visdomini del comune, saranno ripartiti per due quote al duca, per la terza ai visdomini stessi mentre il duca non avrà alcun diritto di percezione o di controllo sulle altre entrate."
"Il Doge si impegna a rispettare e a far eseguire le sentenze dei giudici a meno che queste non siano modificate per intervento della maggior parte del consiglio. Nel caso in cui vi fosse discordia fra i giudici egli potrà fare prevalere la pare meloi. I giudici non possono essere nominati prescindendo dalla procedura elettiva. A loro deve essere affidata l'inchiesta anche in merito ad offese ricevute dal Duca. Divieto di inviare ambascerie e stabilire contatti epistolari con pontefici, imperatori ed altri senza l'approvazione del consiglio.".

L'autorità del Doge, come si evince, è subordinata a quella del consiglio e dei giudici. 

1201 - Riconquista di Zara

Nel 1201 i crociati si radunano a Venezia per partire per la IV Crociata. Del trasporto si occuperà, nuovamente, la flotta veneziana. Ma i crociati sono in minor numero rispetto al previsto e non dispongono di denaro a sufficienza per pagare il viaggio. Il Doge Enrico Dandolo li convince a fare tappa a Zara, che si era ribellata, per riconquistarla. I crociati accettano e la riconquistano per conto di Venezia. 

1204 - Costantinopoli

Costantinopoli è la capitale dell'Impero Romano d'Oriente fino al 1204, quando verrà occupata e saccheggiata dai crociati guidati dal Doge Enrico Dandolo. 

In quell'anno Alessio IV, figlio dell'imperatore Isacco II di Costantinopoli, chiede l'aiuto alla flotta crociata per essere rimesso al trono. Alessio era stato spodestato dai parenti.
In cambio di una ricompensa economica i Veneziani accettano e si recano a Costantinopoli che conquistano. Alessio IV torna ad essere imperatore ma non mantiene le promesse. Non corrisponde la ricompensa economica per l'aiuto ricevuto e fa cacciare in malo modo Veneziani e Crociati. 

Si decide allora un secondo attacco armato alla città che, nuovamente, capitola e che viene saccheggiata dai conquistatori il 12 Aprile del 1204.

Il vecchio Doge Enrico Dandolo tornerà a Venezia carico di bottini e di gloria. L'Impero Romano d'Oriente finisce e lascia il posto all'impero Latino d'Oriente alla cui guida Venezia rinuncia, preferendo vantaggi commerciali e accordi mercantili. 

Baldovino Conte di Fiandra e di Hainault viene incoronato Imperatore a Costantinopoli. L'impero latino iniziato nel 1204 è destinato a durare fino al 1261.

A Venezia, in base al Trattato con i Crociati, spettano tre ottavi della Capitale e dei Territori, oltre al libero commercio in tutte le aree di influenza dell'intero Impero; da questo privilegio sia Pisa che Genova rimasero escluse.

Molte delle opere che ancora oggi possiamo ammirare nella Città lagunare le dobbiamo alla presa di Costantinopoli del 1204. Molti rimproverano ai Veneziani di aver trafugato questi tesori. Va detto che a differenza degli altri conquistatori i Veneziani non distrussero opere d'arte proprio per il loro amore per l'arte e preferirono portarle in laguna. A posteriori va loro il merito di averle salvate, così facendo, dalla furia distruttiva degli ottomani che nel 1453 conquistarono Costantinopoli e non ebbero pietà nemmeno per chiese meravigliose come quella dei Santi Apostoli (a cui si ispira la Basilica di San Marco) che fu rasa al suolo per costruire una Moschea.

1204 - Creta

Bonifacio di Monferrato cede Creta a Venezia nel 1204. All'inizio i Veneziani incontreranno dure resistenze da parte della popolazione locale e solo nel 1234 Venezia riuscirà ad imporsi prendendo in modo definitivo il controllo dell'isola. 

1206 - Corfù

Nel 1204, con la conquista di Costantinopoli, Corfù venne assegnata a Venezia che riuscirà ad impadronirsene solo nel 1206. Ma fu una breve parentesi perché nel 1214 l'isola passa sotto il controllo di un despota (Niceforo Ducas). Tornerà Veneziana nel 1386 quando la flotta veneziana la metterà sotto assedio ottenendone la resa e la dedizione. L'isola godrà di ampi benefici ed i Veneziani si accordarono con l'aristocrazia locale per governare il territorio che rimarrà parte della repubblica di Venezia fino alla caduta per mano di Napoleone.

 

1206 - Modone

La città di Modone è situata sulla costa Ionica del Peloponneso ed è stata una conquista strategica per la Serenissima che tentò di occuparla nel 1125 per poi riuscirci nel 1206. La repubblica vi costruì una fortezza e presidiò l'isola fino al 9 Agosto del 1500 quando i Turchi riuscirono a conquistarla. 
 

Fino al 1500 Modone fu uno scalo quasi obbligato per le spedizioni veneziane da e per il Levante. Il Morosini riuscì a riconquistarla nel 1686 e scacciò i Turchi e Modone ritornò ad essere Veneziana come tutta la Morea (Peloponneso).
Ma fu una conquista effimera: nel 1715, con la firma della pace di Passarowitz, dopo una nuova guerra Turca contro Venezia, Modone tornò ad essere di dominio turco. 

1207 - Santorini

Giacomo Barozzi, nobiluomo Veneziano, partì alla conquistata delle isole di Santorini e Teresia nel 1207, isole di importanza strategica per il commercio veneziano.

Il nome "Santorini" si deve proprio a Giacomo che lo scelse in onore di Santa Irene. L'isola rimase principato veneziano fino al 1576 quando fu conquistata dal Sultano Ottomano Solimano il Magnifico.

1208 - Corone

Corone divenne Veneziana nel 1204, poi passò ai Genovesi nel 1208 e nello stesso anno fu riconquistata dai Veneziani. Corone e Modone venivano chiamate dai Veneziani "gli occhi di Venezia" per la loro posizione strategica. 
Nel 1500 Corone si arrese ai Turchi, come per Modone fu riconquistata da Francesco Morosini per poi essere nuovamente persa con la pace di Passarowitz. 

 

1267 - Parenzo

Nel 1267 Parenzo divenne parte del territorio controllato dalla Repubblica di Venezia, situazione che si protrasse per oltre cinque secoli fino al 1797 con la resa a Napoleone. Durante questo periodo, tra le altre cose, fu costruito il faro sull'isola di San Nicolò la quale si trova di fronte alla città. A quei tempi, con un’altezza di 15 metri, era il faro più alto sul mare Adriatico.
 

1283 - Rovigno, dedizione

Il 14 Giugno del 1283 avvenne la dedizione di Rovigno alla Serenissima. Nella dedizione si prometteva di accettare per Podestà un nobile veneziano, pagandogli un'annua provvigione e fornendo vitto e alloggio anche per il suo seguito. Da quella data Rovigno (oggi Porec) segui le sorti della Repubblica Veneta fino alla caduta nel 1797.

 

1300 - Congiura di Marin Bocconio

Nel 1300 un uomo molto ricco manon nobile, tale Marin Bocconio, scontento per l'esclusione della propria famiglia dal Maggior Consiglio, insieme ad una dozzina di complici decise di fare irruzione nella sala in cui era in corso una riunione per sterminare i suoi avversari. Ma, in qualche modo, la cosa si era venuta a sapere per cui gli venne organizzata una trappola: nel giorno dell'impresa venne lasciato entrare come se nulla fosse ed, una volta entrato, catturato e disarmato. La notte successiva penzolava tra le due colonne della piazzetta insieme ai suoi 10 compari mentre altri si salvarono fuggendo da Venezia. 

1310 - Giugno - Congiura di Bajamonte Tiepolo

Bajamonte Tiepolo apparteneva ad una delle più importanti famiglie patrizie veneziane che aveva dato due dogi alla repubblica solo nel 1200. La famiglia era contraria alla Serrata del Maggior Consiglio ed inoltre era fortemente delusa dalla mancata elezione a Doge del padre di Bajamonte, Jacopo Tiepolo. Al posto di Jacopo era stato eletto Pietro Gradenigo, capo della parte più conservatrice, che spingeva per riservare il potere alla sola aristocrazia. 

I Tiepolo (ed anche i Querini) erano oggetto di scherno e persecuzioni da parte degli avversari al punto di risolversi ad organizzare una congiura contro il Doge Gradenigo ed i suoi sostenitori. Marco Querini, suocero di Bajamonte, e Badoer Badoer furono i soci di Bajamonte nell'organizzare la congiura che doveva avvenire nella notte tra il 14 ed il 15 di Giugno. I ribelli si organizzarono in tre colonne di armati: la prima doveva passare attraverso l'attuale calle dei Fabbri, la seconda attraverso le Mererie mentre il Badoer fu mandato nel Padovano al fine di raccogliere uomini e poi fare irruzione con gli altri due. 

Il Doge ed il consiglio dei dieci scoprirono, per tempo, la congiura e si organizzarono per rispondere ai rivoltosi che vennero affrontati in Piazza San Marco finendo per avere la peggio. Marco Querini fu ucciso. La colonna di Bajamonte, secondo la leggenda, fu bloccata grazie ad un pesante mortaio gettato dalla finestra da una vecchia (la vecia del morter) che colpì il portabandiera del Tiepolo uccidendolo e provocando il disorientamento dei rivoltosi. 

storia di Venezia: la congiura di Tiepolo
La scultura di Pietro Lorandini che ritrae la vecia del morter mentre lascia cadere un pesante mortaio che metterà fine alla congiura del Tiepolo

Alla vecia del morter fu concesso il blocco dell'affitto per la propria casa e la sottostante bottega e la possibilità di esporre il vessillo di san Marco, come da lei richiesto. 

1310 - Il consiglio dei Dieci

La conseguenza legale della congiura di Bajamonte Tiepolo e di Marco Querini fu l'istituzione del Consiglio dei Dieci ("I Diese"). Creato nel 1310 come consiglio straordinario con poteri eccezionali per ristabilire la sicurezza della Repubblica, venne confermato e mantenuto negli anni a venire fino a trasformarsi, nel 1335 in una istituzione stabile.
Il consiglio dei Dieci diventerà una sorta di servizio segreto della Repubblica di Venezia sviluppando una rete di contatti e relazioni e spie che lo porteranno ad evitare sul nascere pericoli e attentati. La delega di potere ai Dieci era tale che i cittadini erano terrorizzati anche solo dall'essere convocati dal Consiglio. 

1339 - Treviso

La dedizione (spontanea richiesta di appartenenza) di Treviso alla Repubblica di Venezia avvenne nel 1339. Successivamente la città fu teatro di guerre e divenne prima austriaca e successivamente dominio dei Carraresi. Nel 1388 divenne definitivamente Veneziana e godette di un lungo periodo di pace, interrotto brevemente solo dalla Guerra della Lega di Cambrai e che ebbe fine con l'arrivo di Napoleone. 

1355 - Congiura del Doge Marino Falier e sua decapitazione

Nel 1355 una congiura venne ordita direttamente dal Doge Marino Falier. Il Falier, dopo una lunga e straordinaria carriera imprenditoriale e politica, venne nominato Doge il 15 Maggio del 1350. Di famiglia molto ricca il Doge aveva una moglie, secondo quanto ci viene riportato, giovane e bella.
Al punto da essere oggetto di una frase ingiuriosa da parte di un giovane Michele Steno, che ritroveremo Doge qualche decennio dopo, ma che in questa occasione si dimostra un po' bulletto.
Lo Steno incide sulla sedia del Doge a Palazzo Ducale: "Marino Falier dalla bella Mojer, altri la galde (la gode) e lui la mantien". Scoperto, gli venne comminata una pena troppo modesta, a detta del Falier che voleva, invece, una punizione esemplare.

La leggenda dice che da questo evento prese origine la cospirazione con il fine di assumere tutti i poteri dello stato.
Il Doge voleva esautorare il Maggior Consiglio, gli altri consigli e la magistratura ed accentrare su di sé tutti i poteri, cosa tra l'altro abbastanza normale in tutti gli stati e staterelli europei.

L'azione fu preparata con cura: il 15 Aprile i congiurati (alleati e amici del Doge) avrebbero fatto irruzione a Palazzo Ducale. Ma la congiura fu scoperta dal Consiglio dei Dieci che, come abbiamo detto, aveva orecchie ovunque a Venezia. 
I congiurati furono giustiziati ed il 17 Aprile anche il Doge venne giustiziato mediante decapitazione per tradimento. 

Questa è un'altra dimostrazione di quanto la Giustizia, a Venezia, fosse al di sopra di tutto e di tutti. 
 

1392 - Durazzo

Nel 1392 Durazzo diventa veneziana. Sarà parte della regione denominata "Albania Veneta", assieme ad una parte dell'attuale Montenegro. 

1404 - Vicenza (25 Aprile)

Stretta tra i Carraresi di Padova ad est, i Visconti di Milano e l'Impero a Nord, nel 1404 Vicenza decide di darsi spontaneamente a Venezia, cedendo un po' di libertà in cambio di sicurezza. La dedizione spontanea consentì a Vicenza di vivere secoli di grande splendore economico ed artistico. 

1404 - Feltre e Belluno (28 Aprile)

Nel 1404 Belluno, Feltre ed il Cadore scelgono di "far dedizione" a Venezia. L'operazione è osteggiata dall'impero Austriaco che nel 1411 riesce ad avere la meglio. Ma nel 1420 arriva la riscossa veneziana, che riconquista Feltre (12 Marzo), Belluno (25 Aprile) ed il Cadore (31 Luglio). 

1405 - Verona

Il 22 Giugno del 1405, proseguendo nell'opera di ampliamento dei confini e dei territori, la Serenissima accoglie ben volentieri la dedizione di Verona.

1405 - Padova

Il 22 Novembre avviene la conquista di Padova. I Carraresi, che per molti anni furono una spina nel fianco di Venezia, vengono finalmente sconfitti grazie all'abilità del celebre condottiero Galeazzo Gonzaga conte di Grumello.
Tutti gli ultimi discendenti furono portati in carcere a Venezia dove subirono la condanna a morte. 

La conquista da parte dei Veneziani e la disfatta dei Carraresi, è l'ultimo atto di una conflittualità che dura almeno due secoli. I Veneziani approfittano del momento storico in cui i Carraresi non possono avere il supporto dei loro alleati: l'imperatore tedesco, Firenze e Sigismondo d'Ungheria, tutti impegnati in altri conflitti. 

Francesco Novello da Carrara resistette a lungo contro l'assedio di trentaduemila mercenari assoldati dai veneziani finché la situazione dentro alle mura di Padova divenne drammatica. Scarseggiavano viveri e acqua perché i veneziani avevano deviato il Bacchiglione. Alla carestia si aggiunse la peste ed ogni giorno morivano dalle trecento alle cinquecento persone, sepolte in fosse comuni.

Un gruppo di cittadini padovani tentò di aprire le porte agli assalitori ma vennero scoperti ed impiccati. I veneziani avvisarono, tramite volantini, che avrebbero messo a ferro e fuoco la città se non si fossero arresi finché a Novembre, dopo 4 mesi di durissimo assedio, alcune guardie corrotte aprirono le porte ad un gruppo di guastatori che entrarono in città . A Padova venne risparmiato il saccheggio ma i Carraresi vennero condannati a morte. Francesco Novello venne strangolato in carcere e poi sepolto ai Frari. Alcuni giorni dopo la stessa sorte toccò ai suoi due figli. Un fratello di Francesco Novello riuscì a fuggire da Padova ma morì, sembra, avvelenato. Ed anche un figlio di Francesco Novello, Marsilio, che complottava per tornare a Padova e riconquistarla, venne arrestato e decapitato in Piazza San Marco.

Il carro rosso dei Carrara fu ovunque sostituito, a Padova, dal leone alato di San Marco. 

1410 - Carnia

Nel 1410, il 16 luglio, la Magnifica Comunità di Carnia offre la dedizione a Venezia che viene accettata. 

1415 - Ancona (non accettata)

Il 26 Febbraio del 1415 Ancona chiede la dedizione a Venezia, ma non viene accettata perché la città era nelle mire - e ormai nell'orbita - del papato e Venezia non voleva scatenare un conflitto.

1423 - Istituzione del Lazzaretto

La fondazione del Lazzaretto ha inizio con l’anno 1423 quando, sotto il dogado di Francesco Foscari e con decreto del Senato, la Repubblica di Venezia istituisce – per la prima volta al mondo – un luogo destinato alla cura e all'isolamento dei malati di peste, chiamato "ospitale".

Viene individuata l’isola di Santa Maria di Nazareth come luogo utile allo scopo, grazie anche alla posizione poco distante dal Lido di Venezia. L'ordine religioso e la relativa chiesa sarà spostata in quella che oggi è la chiesa degli Scalzi, vicino all'attuale stazione dei treni.

Sull'isola preesistevano la chiesa dedicata alla Vergine, si narra risalente al XIII secolo, oltre ad alcune strutture ricettive ed assistenziali realizzate per i crociati e i pellegrini di ritorno dalla Terrasanta.

Con il passare dei secoli questi luoghi vennero progressivamente sotto-utilizzati fino a giacere in uno stato di abbandono, anche per il numero sempre più inferiore di fedeli che vi risiedevano: fu questo uno dei motivi che spinse il Senato alla decisione di fondare qui un lazzaretto.

Nel 1429 vennero allestite 80 camere destinate al ricovero degli appestati e, dopo soli 60 anni, un inventario di robe di "Nazareto" redatto nel 1484 dimostra che i posti letto censiti erano ben 209.

L'anno 1485 fu una data storica: per la prima volta uno Stato stabilì tramite legge la creazione di un ospedale pubblico. Prima di questa data i luoghi di cura e trattamento dei malati erano gestiti dagli ordini monastici e da benefattori, in cui lavoravano soltanto gli stessi religiosi e dei volontari.

Il nome originale del luogo fu Nazarethum, riprendendo la nominazione del complesso religioso pre-esistente, che col passare del tempo, in parte per la volgarizzazione del nome, in parte sembra per similitudine verso la vicina isola dedicata a San Lazzaro (degli Armeni) — protettore dei lebbrosi e dei malati contagiosi — utilizzata come lebbrosario fin dal XIII secolo, assume la denominazione di Lazzaretto, che prese la denominazione completa di Lazzaretto Vecchio dopo la metà del 1400 per distinguersi dal Lazzaretto Nuovo e che fu dedicato totalmente alla quarantena.

Durante i secoli il Lazzaretto Vecchio venne progressivamente ampliato mediante imbonimenti dei bassi fondali circostanti, destinato per lungo tempo al ricovero dei malati di peste conclamata, per poi trasformarsi gradualmente in quarantena preventiva per gli equipaggi e per le milizie provenienti dall'Oriente.

Le funzioni di quarantena e di disinfezione delle mercanzie provenienti dal Levante presero avvio già nella seconda metà del Cinquecento, come dimostrato dalle scritte di carattere commerciale presenti sugli intonaci interni del tézon grando o tézon vecchio

1441 - Riva, Torbole, Ravenna

A Cavriana, presso Mantova, si stipula la pace tra la Repubblica veneta e il Ducato di Milano. Con questo trattato Riva, Torbole e Ravenna passano sotto il dominio di Venezia, che conserva anche la signoria del Bergamasco e del Bresciano.

 

1453 - Cade Costantinopoli, fine dell'Impero Romano d'Oriente

Il 20 Maggio del 1453 dopo un lungo ed infernale assedio, dopo che molti predecessori ci avevano provato invano, Costantinopoli cede alla furia di Mehemed II. Il terribile sultano Ottomano entra nella Chiesa di Santa Sofia a cavallo "col sangue dei Greci che gli arrivava al garrese". Violenze, stupri, saccheggi... quella che era la bellissima Roma d'Oriente è sconvolta. 

1453 - Costantinopoli, Mehemed II e Venezia

Nella vicenda di Costantinopoli i Veneziani (ma anche i Genovesi) avevano partecipato con slancio e coraggio all'estremo tentativo di difesa appoggiando l'imperatore Costantino XI Paleologo. Il Bailo Veneziano a Costantinopoli Girolamo Minotto viene decapitato così come molti veneziani. Alle perdite umane, alle morti ed ai dispersi (più di 500)  si sommano quelle materiali, incalcolabili. 
Con la distruzione della base commerciale di Venezia in Oriente veniva a mancare anche la ricchezza della città già prosciugata dalle guerre in Lombardia che, per fortuna, stavano per finire. 

1454 - Pace di Lodi

Il 26 Aprile del 1454 viene firmata la pace di Lodi tra Venezia, lo Sforza, i Fiorentini, Mantova ed il Re di Francia. La Repubblica di Venezia raggiunge la massima estensione nella terraferma italiana. I confini vanno dall'Isonzo all'Adda, più Crema, Ravenna ed una bella fetta di Trentino. A questo si aggiungono i possedimenti sulla sponda adriatica e in oriente. 

1489 - La regina Caterina Corner cede Cipro a Venezia

Dopo la morte del marito la Regina di Cipro, Caterina Corner, cede l'isola a Venezia che, di fatto, controllava e proteggeva l'isola dalle pretese turche.

1499 - Hypnerotomachia Poliphili

Nel 1499 viene stampato a Venezia uno dei libri più belli del rinascimento, si tratta del Hypnerotomachia Poliphili. Viene stampato da Aldo Manuzio, il primo editore "moderno" che inventa il libro tascabile ed il carattere "corsivo". 

Il libro è ricchissimo di immagini, contiene ben 172 incisioni xilografiche talmente ben fatte che per molti anni ci si chiese chi ne fosse l'autore. Oggi si ritiene possa essere il padovano Benedetto Bordon.

Il libro racconta del viaggio iniziato in una selva e che finisce con l'incontro della bellissima Polia, dopo aver superato prove iniziatiche di ogni tipo. L'autore è ignoto anche se unendo le iniziali dei 38 capitoli si ottiene il nome di Francesco Colonna, un frate veneziano piuttosto libertino. 

1500 - Pianta di Jacopo De Barberi

Una grande veduta (tre metri per uno e mezzo) a volo d'uccello, datata 1500, che rappresenta in modo sorprendente, per le conoscenze scientifiche dell'epoca, la città. E' ricchissima di particolari: vi si vedono case, chiese, ponti, canali ancora oggi esistenti. Si vede il ponte di Rialto in legno con le passerelle sollevabili per fare passare le Galee. 
Le piastre per l'incisione xilografica, intagliate in legno di pero, sono conservate al Museo Correr.

1516 - Istituzione del Ghetto di Venezia

Nel 1516 viene istituito il Ghetto Ebraico di Venezia. La parola "Ghetto" assume, con il tempo, un connotato negativo ma quella ebrea non era l'unica comunità confinata in uno specifico spazio: i Turchi dovevano risiedere nel Fondaco dei Turchi, così come i "Todeschi" avevano il loro fondaco etc.
Ed anche i Veneziani a Costantinopoli (e poi Instambul) dovevano risiedere nel loro quartiere. 

La parte con cui viene creato il Ghetto è datata 29 Marzo 1516 e decreta: " li Giudei debbano tutti abitar unidi in la Corte de Case, che son in Ghetto appresso S.Girolamo, et acciocchè non vadino tutta la notte intorno, siano fatte due porte, si debbino aprir la mattina la Marangona (la campana grande di S.Marco) e la sera sieno serrate a ore 24"

 

1519 - Nasce Jacopo Tintoretto

Nasce Jacopo Robusti, detto il Tintoretto (perché figlio di un tintore di panni), "il più terribile cervello che abbia avuto mai la pittura".
Le sue opere, soprattutto a tema religioso, sono diffuse in tutta la città ma il suo capolavoro è il ciclo di dipinti nella Scuola Grande di San Rocco. È sepolto nella Chiesa della Madonna dell'Orto, assieme alla figlia Marietta e sotto ad uno dei suoi quadri più belli: la presentazione di Maria al Tempio.

1501 - Vasco De Gama arriva a Lisbona con un carico di Spezie

Nel 1501 a Venezia si sparge la voce dell'arrivo a Lisbona di 7 navi portoghesi, delle 12 partite, cariche di Spezie. Vasco De Gama era riuscito a circumnavigare l'Africa, aveva fatto tappa in India orientale.

Le spezie che i Veneziani acquistavano ad Alessandria provenivano dall'India trasportati con carovane di dromedari fino all'Egitto. 

"Mancando questo trafego de la mercadantia a Venetia se puoi reputar mancar il lacte e nutrimento ad uno putino" commenterà il Priuli. Ed in effetti i mercanti tedeschi disertano il mercato di Rialto per recarsi a Lisbona.

1502 - Esecutori contro la bestemmia

A partire dal 1261 si hanno notizie di Parti (leggi) contro i bestemmiatori con tanto di ammenda per chi veniva condannato per avere bestemmiato Dio, la Beata Vergine o i Santi. Ma questa usanza non si riusciva ad eliminare, tanto che nel 1502 il Priuli, nei suoi Diari, scriveva: "due cose in Venezia erano molto difficili da disfare: la bestemmia, usata da ogni grado di persone, ed i vestimenti alla Francese (...)".

Il Maggior consiglio crea un apposito magistrato: gli "Esecutori contro la Bestemmia".

Questa magistratura interviene in numerosi casi, ad esempio il 5 Maggio del 1519 a tre bestemmiatori sentiti da più persone inveire contro Dio ed i Santi all'interno dell'Osteria del Bo a Rialto, vennero tagliate le lingue, cavati gli occhi e banditi dalla città.

Se a bestemmiare il nome di Dio erano dei preti la pena era la cheba: venivano rinchiusi in una gabbia (la cheba, appunto) appesa a metà del campanile di San Marco ove stavano esposti di giorno e di notte. Potevano essere appesi per un tempo determinato se la bestemmia era lieve oppure fino alla morte se le bestemmie erano "importanti".
Ad esempio un tale Don Agostino della chiesa di Santa Fosca, che venne udito bestemmiare Iddio, i Santi e la Vergine venne rinchiuso in una cheba nel 1542 a pane e acqua dall'otto di Agosto fino alla fine di Settembre.

1503 - Fano e Faenza

Nel 1503, complice la mancanza del Pontefice, la Serenissima accetta la dedizione di Fano e quindi si espande anche nelle Marche. Neanche un mese dopo l'elezione del nuovo pontefice, Giulio II (il Papa terribile che attaccherà violentemente la Repubblica Veneta) le truppe della serenissima occupano anche Faenza. 
 

Nel 1503, complice la mancanza del Pontefice, la Serenissima accetta la dedizione di Fano e quindi si espande anche nelle Marche. Neanche un mese dopo l'elezione del nuovo pontefice, Giulio II (il Papa terribile che attaccherà violentemente la Repubblica Veneta) le truppe della serenissima occupano anche Faenza. 
 

1508 - Pordenone, Gorizia, Trieste, Postumia, Fisino, Fiume

Nel 1508 i Veneziani, comandati da Bartolomeo d'albiano ottengono contro l'impero una vittoria tanto travolgente da conquistare Pordenone, Gorizia, Trieste, Postumia, Fisino e fiume. Questo trionfo costerà carissimo alla Repubblica perché motiverà l'imperatore Massimiliano d'Asburgo ad unirsi alla lega antiveneziana di Cambrai. 

1509 - Lega di Cambrai

"Voi Veneziani avendo 'l più bel stato d'Italia a no vi contentar e turbar la pace e 'l stato d'altri. (...) siete soli et avete tutto 'l mondo contra, non solamente in Italia, ma anche al di là dei monti".
A sostenerlo è Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano nel 1467. Qualche anno dopo la Serenissima, ancora fresca delle vittorie a nord contro l'imperatore d'Austria, minaccia direttamente il Ducato di Milano. 

Ma l'Europa intera si coalizza contro Venezia: Francia, Spagna, Sacro romano impero, Mantova, Ferrara, Firenze ed il papato. Tutti contro la Serenissima. 

L'alleanza nasce il 10 Dicembre del 1508 a Cambrai, nel Nord della Francia mentre la firma del Papa arriva solo il 22 Marzo del 1509 dopo i falliti tentativi di farsi restituire Rimini e Faenza. 

1509 - Agnadello

Il 14 Maggio del 1509 l'esercito della Serenissima viene sconfitto ad Agnadello dalla coalizione Europea antiveneziana. 

Il 14 Maggio del 1509 si scontrano l'esercito francese e parte dell'esercito Veneziano. Quest'ultimo, infatti, era diviso tra i due comandanti Pitigliano (vecchio, lento e che preferisce "non perdere" al vincere) e Bartolomeo d'Alviano, recente protagonista della guerra in Cadore. Tra i due non corre buon sangue. 

Pitigliano si ritira, con la sua parte di esercito mentre Alviano con un quarto di esercito veneziano sotto di lui ingaggia i francesi e stava quasi per batterli. Fa chiamare il Pitigliano che invece non accorre.

Milanesi e Francesi approfittano della titubanza del Pitigliano e accerchiano i soldati Veneziani di d'Alviano: il loro eroico comportamento non sarà sufficiente. Alviano viene fatto prigioniero e 4.000 Veneziani cadono sul campo. 
Nel frattempo l'esercito di Pitigliano si ritira fino a Mestre, dove si ferma e si organizza per difendere la Repubblica.
I territori di terraferma vengono immediatamente occupati dagli alleati della Lega di Cambrai, in combutta, tra l'altro, con i nobili locali (cosa che scatenerà poi la vendetta di Venezia). I popolani, invece, "preferiscono farsi ammazzare che rinnegare la fedeltà a San Marco", scrive il Macchiavelli. 

Sempre Macchiavelli scriverà sul "Principe": "i veneziani hanno perso, in un giorno, quello che impiegarono ottocento anni e tanta fatica a conquistare".  

Ma nessuno aveva fatto i conti con il futuro Doge: Andrea Gritti.

1570 - Perdita di Cipro

Il violentissimo assedio a Famagosta durò undici mesi e tredici giorni durante i quali i veneziani, seppure in incredibile inferiorità numerica (7.000 i veneziani e 200.000 i turchi), si difesero come leoni causando all'esercito turco oltre 80.000 perdite e subendone oltre 6.000.

Con la caduta di Famagosta Venezia perde definitivamente Cipro. L'isola, divenuta Veneziana grazie alla Regina Caterina Corner, da questo momento è sotto il controllo ottomano. 

1575 - Prima vittima della peste a Venezia

Il 25 Giugno 1575 muore la prima vittima, in contrada San Marziale a Venezia, della terribile pestilenza che in poco meno di due anni provocherà la morte di 51 mila persone (secondo un'altra fonte sarebbero state, invece, 70 mila le vittime).
Si tratta di un forestiero proveniente da Trento.
A scioglimento del voto pronunciato in occasione della terribile calamità il Senato Veneto decreterà la costruzione del Tempio Votivo del Redentore all'isola della Giudecca, costruito su progetto di Andrea Palladio, dando così inizio anche alla Festa del Redentore, la sagra più popolare e tipica dei Veneziani.

1606 - Venezia colpita dall'interdetto papale

Il 16 Aprile 1606 Venezia è colpita dall'interdetto di papa Paolo V.

Tutto inizia quando, tra l'agosto e l'ottobre dell'anno precedente, il Consiglio dei Dieci faceva arrestare due ecclesiastici, il canonico vicentino Scipione Saraceni e l'abate di Nervesa Marcantonio Brandolin, il primo macchiatosi di reati comuni e il secondo colpevole di gravi delitti..

Papa Paolo V chiede la remissione d'entrambi al giudizio dell'autorità ecclesiastica, pretendendo anche la revoca da parte di Venezia di due leggi del 10.1.1604 e del 26.3.1605 con le quali, se non espressamente autorizzate, non si potevano costruire chiese, ospedali e luoghi pii né regalare immobili agli ecclesiastici.

Al netto rifiuto di Venezia e dopo inutili trattative diplomatiche il 17 aprile appunto emana un ultimatum con il quale se entro ventiquattro ore le leggi non fossero state ritirate e i due prigionieri consegnati, avrebbe scomunicato i Pregadi e colpito con l'interdetto, cioè con il divieto di ogni funzione religiosa, tutto il territorio della Serenissima.

La Repubblica replicava il 6 maggio con un manifesto affisso in tutto lo Stato nel quale il breve papale era definito "nullo e di nessun valore" e il clero non doveva quindi rispettarlo.

Dopo alterne vicende la questione termina il 21 aprile 1607 quando i due prelati vengono consegnati all'ambasciatore di Francia, fermo restando il diritto di Venezia a giudicare gli ecclesiastici e a non revocare le leggi incriminate.

1631 - La peste e la Basilica della Salute

27 gennaio

Il Patriarca cede alla Repubblica il terreno di proprietà del Seminario su cui sorgerà un tempio (l'attuale Basilica di Santa Maria della Salute), da dedicare alla Madonna affinché questa salvi Venezia dalla peste.

13 febbraio

Stante il perdurare della grave pestilenza, i Provveditori alla Sanità amministrino giustizia sommaria e le loro sentenze siano dichiarate inappellabili.

20 marzo

Forse a causa dei forti venti di Ostro e Scirocco si ha una ripresa della tremenda epidemia di peste che aveva decimato i Veneziani.

25 marzo

Il Doge Nicolò Contarini, assieme al Patriarca Giovanni Tiepolo, pone la prima pietra del Tempio dedicato alla Madonna della Salute.

1 aprile

Senza la presenza del Doge Nicolò Contarini ammalato, viene posata la prima pietra della Basilica della Salute, dedicata alla Madonna perchè protegga Venezia dalla peste. Il 13 giugno successivo viene scelto il progetto dell'architetto Baldassarre Longhena, preferendolo a quello di Francesco Smeraldi. Purtroppo, iniziata nell'estate dell'anno precedente, la pestilenza, una delle tante che affiggeranno Venezia, terminerà solo nel mese di novembre.

13 maggio

Prolungandosi l'epidemia di peste, viene definitivamente sospesa la consueta Fiera della Sensa in Piazza San Marco.

26 ottobre

Nella Basilica di San Marco a Venezia, il Doge Nicolò Contarini, deposto il berretto ducale ai piedi dell'altar maggiore, pronuncia voto solenne per l'erezione di un grandioso tempio alla Madonna che ha liberato la città dalla peste. Dedicata alla Madonna della Salute, e costruita su progetto di Baldassare Longhena, la chiesa sarà definita opera vergine, non mai vista, degna e bella, fatta in forma di rotonda macchina.

Consacrata nel 1687, dopo 56 anni di lavoro, costò alla Repubblica mezzo milione di zecchini d'oro.

16 novembre

Si dichiara festa solenne il 21 novembre (ricorrenza della Presentazione della Madonna al Tempio) affinché la Vergine possa essere annualmente ringraziata per aver liberato Venezia dalla peste. Ha inizio la tradizionale "Festa della Madonna della Salute".

18 novembre

Alle Corti europee viene ufficialmente notificata la fine dell'epidemia di peste in Venezia. La cifra ufficiale del numero di vittime è di 46.490 persone, più di un quarto dell'intera Popolazione.

 

1643 - Muore a Venezia Claudio Monteverdi

Muore a Venezia Claudio Monteverdi, compositore cremonese. Nato a Cremona nel 1567, era tanta la sua fama che nel 1613 era stato chiamato a Venezia quale Maestro di Cappella della Basilica di San Marco, con lo stipendio annuo di quattrocento ducati e l'alloggio gratuito nella casa canonica.
Riformatore della musica sacra e creatore del melodramma, fece rappresentare a Venezia "Il Ritorno di Ulisse" e "L'Incoronazione di Poppea"; a Venezia fece anche pubblicare il primo libro di "Madrigali a Cinque Voci" che lo rese celebre.
Pochi giorni prima di morire volle ritornare a Venezia perché desiderava chiudere gli occhi nella città prediletta. Le sue spoglie mortali riposano nella Chiesa veneziana di Santa Maria Gloriosa dei Frari, nella Cappella dei Milanesi.

1645 - Ha inizio l'assedio turco a Creta

Il 24 giugno al Provveditore Generale di Candia, Andrea Corner, arriva un rapporto dal provveditore di Canea: da Capo Spada si vede un'immensa foresta di vele Turche che dirige sull'isola. La sera stessa l'Armata Ottomana, composta da ben cinquantamila uomini, sbarca sulla spiaggia di Gognà , a quindici miglia da Canea.
La città è ben presto assediata.

La Flotta Turca attacca anche il Castello di San Todaro, uno dei capisaldi dell'isola di Candia, difeso da pochi cannoni e da un'esigua guarnigione Veneziana. Dopo accanito combattimento, i Turchi riescono a penetrare nel castello.
L'istriano Biagio Zulian (o Giuliani), comandante della roccaforte, corre al deposito delle polveri e vi dà fuoco. Pochi giorni dopo, a Venezia, Doge e Senatori ascoltano in piedi la relazione del fatto eroico:
"Il capitan Giuliani, dato fuoco alla municione, ha più tosto voluto morire generosamente con li suoi, et con gran parte dei medesimi Turchi quali vi erano entrati, che mai rendersi. Volò quel prode coi compagni gloriosamente in Cielo et mandò cen­tinaia di anime turche all'inferno."

1647 - Parte sulle denunce anonime

Nel 1647 viene emessa una Parte (cioè una legge) in Maggior Consiglio relativa alle denunce anonime infilate nelle apposite "boche da leon".
La legge stabilisce che prima di procedere contro un accusato, il Consiglio dei Dieci dovrà ballottare (cioè votare utilizzando delle palle) a riguardo. Il voto ha lo scopo di stabilire se veramente l'accusa contengamateria di Stato o importantissimo pubblico interessee si darà luogo all'accusa quando questa riporti almeno i cinque sesti dei voti.

Per essere ritenuta valida la votazione doveva venir ripetuta cinque volte e nel caso non si raggiungesse la maggioranza richiesta, la denuncia veniva bruciata.
Si era giunti a tanto dopo diverse leggi successive a quella del 30 ottobre 1387 nella quale veniva intimato che tutte indistintamente le denunce anonime venissero bruciate.

 

1646 - Muore il Doge Erizzo

Nell'anno 1646, il 3 gennaio, a ottant'anni, e dopo ben quindici di Dogado, muore Francesco Erizzo, sembra per le fatiche riportate durante i preparativi e lo studio dei piani di guerra contro i Turchi, invasori dell'isola di Candia.

La sua tomba si trova a San Martino di Castello, mentre il suo cuore si trova nel pavimento della Basilica di San Marco, al lato del vangelo dell'Altar Maggiore dove, coperta dalla porta di accesso al coro, si vede una piccola lapide di marmo bianco, con un cuore di marmo rosso contenente il Corno Ducale.

1656 - Battaglia dei Dardanelli

Il 26 giugno del 1656 la flotta Veneta e quella Turca si affrontano nella

LA BATTAGLIA DEI DARDANELLI

La flotta veneta blocca lo Stretto dei Dardanelli e i Turchi, al comando di Sinan pascià, cercano di forzare lo sbarramento.

Fatte levare le ancore, il capitano generale Lorenzo Marcello muove per primo all'attacco restando ucciso da un colpo di cannone mentre stava per abbordare una galea nemica. Il suo cadavere viene nascosto per impedire che si divulghi la notizia.

Lazzaro Mocenigo, ferito a un occhio, grida: «Ne basta uno per veder la vittoria ». Dopo 7 ore, lo scontro ha termine con la sconfitta dei turchi, che han subito gravissime perdite: 80 navi affondate o catturate, e diecimila morti mentre i veneziani ne hanno solo trecento.

Nell'esito dello scontro ben 5000 schiavi cristiani, imbarcati nelle galee turche vennero liberati, la nave del Mocenigo non potendo essere recuperata per i gravi danni subiti venne incendiata.

Nello scontro furono impiegate anche 5 Galeazze al comando di Barbaro Badoer.

 

1669 - Perdita di Creta

La presenza Veneziana sull'isola inizia nel 1204 e termina nel 1669. L'isola era costellata di insediamenti fortificati e borghi dediti all'agricoltura e agli scambi commerciali. La posizione centrale nel mediterraneo ne faceva una base strategica importantissima per la Serenissima. 

1687 - Conquista del Golfo di Corinto, Lepanto e Atene

L'11 Agosto del 1687 durante una riunione del Maggior Consiglio di Venezia, giunge notizia che la flotta Veneta, al comando dell'Ammiraglio Francesco Morosini, ha conquistato le piazzeforti di Patrasso, Lepanto e di tutto il golfo di Corinto.

Il Maggior Consiglio, al completo, scende nella Basilica di San Marco per ringraziare Dio della splendida vittoria; il Senato decreta immediatamente che a Francesco Morosini, chiamato il Peloponnesiaco, sia fatto un busto in bronzo da collocarsi in Palazzo Ducale insieme con lo stendardo a tre code tolto ai Turchi.

Circa un mese dopo, il 28 di Settembre, durante la guerra di Morea da una galeazza veneziana, al comando di Francesco Morosi­ni, parte un colpo di cannone che colpisce in pieno la polveriera turca. Purtroppo a polveriera i Turchi avevano adibito il Partenone, ancora intatto come ai tem­pi di Fidia, che salta in aria. Una settimana dopo Francesco Morosini sconfigge i Turchi al Pireo e conquista Atene. Il 6 Ottobre, il giorno dopo aver conquistato Atene, il Morosini apre un'inchiesta su chi avesse lanciato la bomba che ha distrutto il Partenone, adibito a polveriera dai Turchi. Appurato il responsabile nella persona di un sergente, certo De Vanny delle truppe del Koenigsberg, lo fece impiccare la sera stessa sul pennone della sua nave

1687 - Censimento

Il 31 Dicembre si esegue un "Censimento del Popolo di Venetia", con le sue condizioni e qualità (non vengono compresi Murano, Burano, Mazzorbo, Pellestrina e Malamocco). 

Gli abitanti sono 155.350. Di questi 2508 Monache, 1500 Preti, 1135 Frati, 4244 Nobiluomini.

1693 - Muore Francesco Morosini, il Peloponnesiaco

Muore a Napoli di Romania il condottiero e Doge Francesco Morosini, detto il Peloponnesiaco. Riconquistò la Morea e quasi tutto il Peloponneso, Atene e Smirne ed altri siti che erano veneziani prima dell'invasione ottomana.

Passò quasi tutta la sua vita a bordo delle navi della Serenissima riportando innumerevoli vittorie.Il Papa gli fece dono dello Stocco e del Pileo, quale Defensor Ecclesiae.

Lo stocco e il pileo, depositato – come tutti i doni che i Dogi ricevevano – nel tesoro di S.Marco, venne distrutto e fuso, come tutto l’altro oro, dal predone francese, Napoleone.

La sua tomba si trova nella chiesa di San Stefano, davanti all’ingresso.

1696 - Nasce Giambattista Tiepolo

Il 5 Marzo nasce nel sestiere di Castello Giambattista Tiepolo, da Domenico "mercante di negozi da nave" e da tale Orsetta.

Il 16 aprile successivo viene tenuto a battesimo nella chiesa di San Pietro di Castello dal Patrizio Giovanni Donà .
Diverrà celeberrimo come pittore, uno dei massimi del '700 veneziano e lavorerà in tutta Europa. 

 

1699 - Pace con i Turchi

Il 26 gennaio viene firmato un Trattato di Pace con i Turchi. Venezia conserva la Morea, l'isola di Egina nel Dolfo dell'Attica, Santa Maura e Zante nello Jonio. Deve però smantellare le fortificazioni di Prevesa e abbandonare Lepanto con le ultime isole Cicladi ancora in suo Dominio

1705 - Nasce Tommaso Tenanza

Nasce a Venezia Tommaso Temanza. Diverrà un celebre architetto, ingegnere idraulico e scrittore di cose d'arte.

Oltre che come autore delle "Vite dei più celebri architetti e scultori veneti", è celebre per avere scoperto e divulgato la più antica pianta di Venezia, risalente all'anno 1141.

Tra le sue opere la Chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena.

1721 - Incarico ad un nuovo inquisitore sui bottegai

Nomina, a Venezia, di un nuovo inquisitore alle Pompe (nella persona di Girolamo Giustinian) affinché provveda a frenare l'aumento incontrollato dei generi alimentari e l'illecito arricchimento dei bottegai, che vengono presi di mira anche in una lunga satira anonima:

Della robba magnativa

tutti i prezzi xe alterai,

mi no so come mai viva

tanti poveri spiantai.

Diese sporchi pescaori

quattro ladri de beccheri

i la stiva da signori

e più d'un da cavalieri. 

 

1745 - Un fulmine colpisce il campanile di San Marco

Il 23 Aprile 1745, alle 9 di sera, durante un furioso temporale, una saetta colpisce la cima del campanile di S. Marco nell'angolo verso la Torre dell'Orologio.

Una enorme quantità di pietre e calcinacci precipita sulle piccole botteghe, addossate a quel tempo alla base del campanile, travolgendo quelle di un cavadenti, di un calzolaio e di un merciaio.

Sotto le macerie trovano la morte 4 persone, come ci riferisce un anonimo cronista: «Un putazzo garzon del calegher, un garzon del marzer, il famoso cavadenti Alfier Lombardo che fatalmente si era portato dalla sua casa in bottega per dormire sopra di una cadrega, e un altro giovane con il suo cane ».

Particolare curioso: si salvò un sacerdote che, sfidando il temporale, era appena uscito dal negozio del merciaio per recarsi a comprare del tabacco.

La rovina totale venne impedita dalla rapidità dei lavori di riparazione, compiuti sotto la direzione di Bernardino Zendrini.

1747 - Morte di Zendrini, progettista dei murazzi

Il 18 maggio del 1747 muore a Venezia Bernardino Zendrini, medico e matematico bresciano. Laureato all'università di Padova, fu autore di numerose opere fra le quali la storia delle acque di Venezia, che gli diede fama. Nominato matematico della repubblica e soprintendente ai fiumi dello stato Veneto, progettò i cosiddetti murazzi, potenti dighe erette per difendere Venezia e le sue isole dalla furia dal mare. Alla sua morte, si scrisse: la sua perdita è sentita con universal dolore, come un danno del governo Veneto e di tutte le lettere.

1752 - Morte del Doge Grimani

Il 7 marzo, dopo tre giorni di malattia, per un travaso di bile muore il Doge Pietro Grimani, dopo quasi nove anni di Principato. Viene sepolto nella Chiesa della Madonna dell'Orto, in forma privata, nella notte del successivo giorno otto.

1791 - Ultima condanna a morte a Venezia

Il 22 Settembre 1791 viene eseguita l'ultima condanna a morte della Repubblica di Venezia.
L’ultima impiccagione vede protagonista Pietro Lucchese, che aveva ucciso il Podestà di Caneva, Piero Cesare Corner.
Dopo di questa data nessuno sarà più condannato a morte e il “camerotto dei tormenti” non sarà più usato.
A Venezia il sentire comune era ormai contro a queste terribili pene ed anche in altri stati, come il Granducato di Toscana, erano ormai un retaggio del passato. 
Purtroppo con la fine della Repubblica e l'arrivo dei Francesi si tornerà al medioevo delle esecuzioni sommarie, senza processo, comminate anche solo per usare frasi rivoluzionarie, come: "viva San Marco". Il tutto con grandi proclami di "Liberté, Egalité, Fraternité", lontani anni luce dalla politica del terrore che veniva messa in atto. 

 

1797 - Caduta della Repubblica

20 marzo
Mentre in tutto il Nord Italia dilaga la rivoluzione francese, Verona, Padova e Treviso rinnovano il giuramento di fedeltà alla Serenissima. Il 24 lo rinnovano Udine, Conegliano, Pordenone; il 25 Feltre, Belluno e il Cadore, Desenzano e la Val Sabbia; il 26 Vicenza; ai primi di aprile infine lo rinnovano Rovigo, Adria, Lendinara, Cologna Veneta, la Val Trompia e la Val Seriana.
 
18 aprile
I Francesi avevano occupato Verona già dal giugno dell'anno precedente, restando in città come occupanti e opprimendo di soprusi la popolazione.
In questo 18 aprile il Popolo Veronese esasperato insorge compatto ed espugna le caserme al grido di viva San Marco, uccidendo circa duecento soldati.
La reazione dei Francesi fu sanguinosissima: cannoneggiarono la città causando molte migliaia di morti.
Si tratta dell'episodio storico conosciuto come le Pasque Veronesi.
Fu un breve e tragico respiro di liberazione, perchè solo dopo pochi giorni la Serenissima Repubblica cessava di esistere come Potenza militare.
 
1° Maggio
Il primo maggio del 1797 il Maggior Consiglio di Venezia invia una delegazione al generale Napoleone Bonaparte allo scopo di iniziare trattative di pace, « onde impedire la fatale rovina da cui è minacciata la repubblica ».

Bonaparte si rifiuta di ricevere i messaggeri e nello stesso giorno, dal suo quartier generale di Palmanova, emana il Manifesto di guerra, con 15 terribili atti d'accusa contro la Repubblica veneta.
Il proclama conclude: "Il generale in capo comanda ai generali di divisione di trattare come nemiche le truppe venete e di far atterrare in tutte le città della terraferma il leone di san Marco."

 
12 maggio
Nei pressi del Ponte di Rialto una sollevazione popolare tenta di opporsi e scalzare la Municipalità Provvisioria giacobina che aveva sostituito il Governo della Serenissima. Obiettivo degli insorti, sull'esempio di Veronesi e Bellunesi, è unire le forze rimaste fedeli alla Patria per far fronte all'Armata del Buonaparte acclamata come liberatrice dai Giacobini e accettata vilmente dall'ormai esautorato Senato Veneto. Le forze della Municipalità repressero la rivolta nel sangue impiegando i cannoni a mitraglia contro gli insorti, armati soltanto di sciabole e moschetti. A capo della rivolta si trovava Antonio Margarini che venne individuato e catturato qualche giorno dopo, per essere sottoposto a fucilazione la sera del 23 giugno 1797, alle ore 21, nel Campo di San Francesco della Vigna.
 
15 maggio
Dopo undici secoli di storia, alla presenza del Doge Lodovico Manin si tiene l'ultima seduta del Maggior Consiglio. Alle otto di sera dello stesso giorno il Manin sgombera il Palazzo Ducale mentre le truppe francesi entrano in città .
 
3 giugno
In Piazza San Marco, a Venezia, viene innalzato l'Albero della Libertà circondato da statue simboliche raffiguranti le Arti, le Scienze e l'Eguaglianza che mettono in fuga la tirannide. Alla cerimonia assistono lo Stato Maggiore francese, le Autorità cittadine e reparti di truppa che presentano le armi mentre uomini e donne, con la tunica all'ateniese, ballano la "Carmagnola". Poco dopo le Procuratie Vecchie saranno rinominate "Gallerie dell'Uguaglianza ", quelle Nuove "della Libertà ". Si arriverà persino a dire: "gli ex-stendardi dell'ex-Piazza dell'ex-San Marco".
 
4 giugno
A Venezia, per ordine di Napoleone, si distruggono le insegne della decaduta Repubblica. Sovrapposto a un rogo l'Aureo Manto, il Corno Ducale e il Libro d'Oro dell'estinta Aristocrazia, tutto si diede alle fiamme, e le ceneri furono sparse al vento.
 
16 giugno
Inizia l'occupazione militare della Dalmazia e di tutta la costa da parte delle truppe Austriache.
 
23 giugno
Alle ore 21, nel Campo di San Francesco della Vigna, viene fucilato Antonio Margarini, per avere capeggiato la rivolta popolare antigiacobina del 12 maggio, repressa nel sangue dalla Municipalità provvisoria nei pressi del Ponte di Rialto. Nativo di Zara, Margarini era stato ufficiale della Marina Veneziana; nel 1797 si trovava nel suo venticinquesimo anno di vita.
La sua figura storica è stata a lungo tenuta nascosta ai Veneziani e al Mondo, come la rivolta popolare che capeggiò, dall'affermarsi al potere sulla comunicazione di forze filogiacobine. Un fiore e una prece per questo ultimo Eroe Veneziano ancora oggi dimenticato e negletto. La municipalità ha infatti recentemente respinto la petizione per la collocazione di una lapide commemorativa in campo San Francesco della Vigna. (U.S.)
 
28 giugno
I Francesi, che occupano Pieve di Cadore, decretano di solennizzare la festa di San Pietro con un grandioso ballo all'aperto in suffragio dei compagni morti in guerra.
I paesi vicini dovranno parteciparvi con un contributo di 18 o 20 donne ciascuno, possibilmente figlie e mogli di municipalisti. Se non interverranno, multa di 100 lire e due mesi di carcere. Ma proprio il giorno di San Pietro i Francesi sono costretti ad abbandonare Pieve di Cadore per marciare verso Belluno. Il ballo non si fa, e le anime dei commilitoni defunti restano senza il curioso suffragio.
 
22 agosto
A Perasto in Dalmazia viene ammainato per l'ultima volta il gonfalone della Repubblica Veneta.
Salutate da 21 colpi di cannone, le gloriose insegne vengono messe in un bacile d'argento e portate nella Cattedrale dove il Vescovo le depone sulla mensa dell'Altar Maggiore.
Ecco le parole del discorso fatto in quell' occasione:
"In sto amaro momento, che lacera el nostro cor, in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissi­mo dominio, al Gonfalon de la Serenissima Repubblica"¦ Per trecentosettantasette anni le nostre sostanze, el nostro sangue, le nostre vite le xe stae sempre per Ti, o San Marco, e fedelissimi sempre se avemo reputati Ti con nu, nu con Ti, e sempre con Ti sul mar nu semo stai ilustri e vittoriosi. Nissuno con Ti ne ha visto scampar, nissun con Ti ne ha visto vinti e spaurosi!..."
 
 
17 ottobre
Trattato di Campoformio: Venezia, a cui Napoleone aveva promesso una Costituzione democratica, viene tradita e ceduta all' Austria. La Municipalità Provvisoria convoca il Popolo in solenne assemblea perchè si pronunci sulla formula: "Vogliamo la libertà della Patria in un governo democratico". Nonostante le minacce dei Francesi, che cercano di forzare la volontà dei Veneziani, la formula riporta 13.668 voti favorevoli e 9.904 contrari.
Gli Ambasciatori inviati a Napoleone con l'esito del plebiscito vengono arrestati a Milano. Ugo Foscolo scriverà :
"Vidi con gli occhi miei una Costituzione democratica postillata dal giovane eroe e mandata a Venezia perché si accettasse. E il Trattato di Campoformio era già da più giorni firmato e ratificato, e Venezia era trafficata".
 
18 ottobre
Il Governo Provvisorio di Treviso e Conegliano, esausto dalle spese per il mantenimento delle truppe Francesi d'occupazione, rivolge un curioso appello ai Cittadini, invitandoli a dare alla Patria le fibbie d'argento delle scarpe. Si dichiara che sarà reso pubblico l'elenco degli offerenti onde siano distinti li buoni e patriottici Cittadini da quelli che questo nome non sanno meritarsi.
 
22 dicembre
I Francesi prendono possesso dell'Arsenale di Venezia. "È nostra intenzione - scrive il generale Berthier - di trasferire l'artiglieria e tutti i depositi di munizioni e viveri a Corfù, Ancona e Ferrara, cosi che quando consegneremo Venezia agli Austriaci non vi sia più un solo cannone".
L'opera di smantellamento viene effettuata con la massima sollecitudine: le navi sullo scalo sono demolite a colpi d'accetta; quelle nei bacini affondate praticando larghe falle nelle stive; tutti i materiali, comprese le antiquate bocche da fuoco del Museo, vengono asportati e caricati su grosse barche. Tutto il resto viene bruciato. La Popolazione veneziana assiste impotente a tanta rovina, ma alcuni energici Arsenalotti riescono a far colare a picco quattro enormi peate cariche di materiale bellico.

1797 - 22 Agosto

A Perasto, nella Dalmazia Veneta (oggi Perasto è in Montenegro) viene ammainato per l'ultima volta il gonfalone della Repubblica Veneta.

Salutate da 21 colpi di cannone, le gloriose insegne vengono messe in un bacile d'argento e portate nella Cattedrale dove il Vescovo le depone sulla mensa dell'Altar Maggiore.

Il Capitano dei Perastini, conte Giuseppe Viscovich, pronuncia il seguente discorso in lingua veneta:

"In sto amaro momento che lacera el nostro cuor per la fatal perdita del Governo Veneto, ne sia de conforto la nostra vita passada. Saverà da nu i nostri fioi che Perasto à degnamente sostenudo sin a l'ultimo l'onor del Veneto Gonfalon. Per tresento sessanta sette anni le nostre sostanze, el nostro sangue xe stae sempre per ti. Per tresento sessanta sette anni, ti con nu e nu con ti, semo stai per mar sempre illustri e vittoriosi. Zacché no ne resta altro da far per ti, el nostro cuor sia la to sepoltura".

Questo amaro addio è conosciuto come "ti con nu e nu con ti". 

 

1802 - Muore Ludovico Manin, l'ultimo Doge di Venezia

Il 23 Ottobre del 1802 nel palazzo del cognato ai Servi in cui si era ritirato a seguito degli eventi della caduta della Repubblica, dopo trentasei giorni di malattia, muore, esecrato dal popolo che gli attribuì la colpa per la caduta della Serenissima, Ludovico Manin.
Gli era toccato in sorte il triste privilegio d'essere il 120mo e ultimo Doge della Repubblica di Venezia.
Dopo la caduta della Repubblica fece vita appartata e le poche volte che uscì di casa fu vilipeso, deriso, e anche bastonato a sangue.
Morendo lasciò un cospicuo legato a beneficio dei malati di mente e per l'educazione dei ragazzi abbandonati. Le sue ceneri sono nella Chiesa di Santa Maria di Nazareth, in vulgo: "Chiesa degli Scalzi".
 

1814 - Demolita la statua di Napoleone

Alle prime luci dell'alba, in piazzetta S. Marco a Venezia, i soldati austriaci abbattono la colossale statua adulatoria di Napoleone già fatta costruire a spese dei commercianti veneziani. Opera dello scultore Domenico Banti, raffigurava l'imperatore dei francesi in vesti romane.

Tra le urla e i fischi di un'immensa folla, che aveva vegliato tutta la notte pur di assistere allo spettacolo, l'abbattimento e la semi-distruzione della statua salutato da ironici commenti: "Bon viazo, sior amigo! Bon viazo, sior paron! - La se diverta, ma lontan da nu."

 

1814 - Venezia sotto l'Austria

Il 19 Aprile del 1814 Venezia ritorna sotto la dominazione austriaca. Le vittorie riportate dai russi, prussiani, austriaci e inglesi (coalizzati nella Santa Alleanza) segnano il tramonto dell'impero napoleonico e pongono termine al blocco di Venezia, proclamato sei mesi prima, che aveva quasi ridotto alla fame la cittadinanza.

Ha inizio da questo momento quello che sarà definito il «paterno regime austriaco».

L'illusione è di breve durata, tanto che ben presto fiorirà la notissima satira:

Co Samarco comandava, se disnava e se çenava;

coi francesi - bona zente! - se disnava solamente;

co la casa de Lorena, no se disna e no se çena

1849 - Venezia sotto le bombe austriache

Il 27 Giugno del 1849 muore Cesare Rossarol durante l'insurrezione di Venezia contro l'Austria. Gli Austriaci concentrano il tiro delle artiglierie da Marghera contro il Ponte della Ferrovia di Venezia. Dal Piazzale risponde la batteria che il popolo aveva voluto intitolare a Sant'Antonio, santo dei miracoli. Il bombardamento austriaco provoca gravi danni e dolorose perdite tra le quali il Tenente Colonnello napoletano Cesare Rossarol che, prima di spirare, ordina a chi accorre per portar aiuto: "Tor­nate alla batteria, essa è l'unica speranza di Venezia".

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