Chiese Veneziane soppresse da Napoleone

Ma l'affanno maggior, che più mi opprime 
è lo scempio fatal, l'orrendo insulto, 
che l'Apostata Reo sempre rinnova
sulla mia Religion si pura e Santa, 
I sacri Templi ed i delubri Augusti
Che devoti innalzaro un dì i miei figli

(Un Anonimo compositore mette in versi il dolore di Venezia che accusa Napoleone
per lo scempio compiuto verso le Chiese e Conventi innalzati dai propri figli, dai cittadini)

 

Delle 187 Chiese che si contavano a Venezia all'arrivo di Napoleone (comprese quelle di Murano, Torcello e Mazzorbo) ne rimangono oggi 101. Delle altre 86, ne sono state rase al suolo 70.
Altre 17 sopravvivono spogliate di tutto cioè che contenevano e sono utilizzate nei modi più disparati: un liceo, uno stabilimento vetrario, un magazzino, un'aula universitaria, una galleria di opere d'arte, un carcere... 

 

 

 

 

 

Perché vennero soppresse molte chiese a Venezia? 

I motivi "ufficiali" stanno nel grande numero di Parrocchie che esistevano a Venezia e nelle difficoltà economiche dei parroci a mantenerle. La terribile crisi economica che colpì Venezia a seguito dell'occupazione dapprima Francese, quindi Austriaca e di nuovo Francese, aveva messo in serie difficoltà anche la Chiesa. 
Da cui la decisione di concentrare il numero di parrocchie per riuscire a garantire più entrate alle singole parrocchie in modo da riuscire a mantenere e salvaguardare i monumenti più meritevoli. 

Chiese e conventi erano, però, ricchi di opere d'arte, sculture, quadri, di argenti e reliquiari. Insomma un tesoro su cui gli occupanti volevano mettere le mani. E per farlo non ebbero scrupoli a declassare edifici religiosi e conventi e a impossessarsi degli immobili e dei contenuti. Alcune chiese furono addirittura demolite per trarne "materiale da costruzione". 

Ma facciamo un passo alla volta. 

Chiese soppresse a Venezia

Con il decreto firmato a Venezia il 7 Dicembre 1807 il governo francese decise di sopprimere le seguenti 32 Chiese:

  • San Giovanni novo in oleo, diventata succursale di San Marco
  • San Basso, la chiesa fu chiusa
  • San Geminiano, la chiesa fu demolita
  • San Paterniano, la chiesa fu chiusa
  • San Fantino, la chiesa divenne succursale di San Moisè
  • San Biagio di Castello, la chiesa fu chiusa
  • Santa Giustina: era stata chiesa di monache agostiniane con diritti parrocchiali
  • San Severo, la chiesa fu chiusa
  • San Provolo (San Procolo), la chiesa fu chiusa
  • San Maurizio, la chiesa divenne succursale di Santa Maria del Giglio
  • San Samuele, la chiesa divenne succursale di San Vitale
  • San Giuliano, divenne succursale di San Salvador
  • Santa Marina, divenne succursale di San Lio
  • Sant'Ubaldo e Agata, la chiesa fu chiusa
  • San Simon Grando (cioè la chiesa di San Simeone Profeta) divenne succursale di San Simon Piccolo (Santi Simeone e Giuda)
  • San Leonardo, la chiesa fu chiusa
  • Santa Lucia, la chiesa fu chiusa e poi abbattuta per fare spazio alla stazione
  • Santa Maria Maddalena, la chiesa fu chiusa e poi divenne oratorio
  • San Felice, divenne succursale di santa Fosca
  • Santa Maria dei Gesuiti, divenne succursale della chiesa dei Santi Apostoli
  • Santa Maria Nova, la chiesa fu chiusa
  • San Basilio, divenne succursale di San Trovaso (Santi Gervasio e Protasio)
  • San Vio (Santi Vito e Modesto), la chiesa fu chiusa
  • San Gregorio I, la chiesa fu chiusa
  • San Stin (Santo Stefano prete) divenne succursale di San Tomà (San Tommaso)
  • Sant'Agostino divenne succursale di San Polo (San Paolo)
  • San Matteo, divenne succursale di Sant'Aponal
  • San Giovanni Elemosinario divenne succursale di San Silvestro
  • Santa Maria Mater Domini, diventa succursale di San Stai (San Eustacchio)
  • San Giovanni Decollato, la chiesa fu chiusa
  • San Benedetto, diventa succursale di San Luca
  • San Giacometto di Rialto, diventa oratorio

Argenti e arredi sacri, suppellettili e mobilio

Il decreto stabiliva anche che cosa sarebbe avvenuto del contenuto delle Chiese: tutto sarebbe stato rimesso al Demanio per essere destinato ad uso pubblico o venduto. Il tutto doveva avvenire senza "fare pubblicità" ed organizzato in modo da poter consegnare gli argenti e gli altri effetti preziosi il giorno stesso della chiusura, mentre gli arredi e gli altri beni, si sarebbero potuti portare nei giorni successivi. 

Tutto, dai marmi ai quadri, fino alla cera "così nuova che usata" doveva essere dato al Governo. I parroci sarebbero stati responsabili di eventuali ribellioni: "l'indicata soppressione sia fatta con tutta prudenza e disinvoltura, affinché non accada alcun rumore...".

Argenti e arredi sacri, suppellettili e mobilio

Il decreto stabiliva anche che cosa sarebbe avvenuto del contenuto delle Chiese: tutto sarebbe stato rimesso al Demanio per essere destinato ad uso pubblico o venduto.

Il tutto doveva avvenire senza "fare pubblicità" ed organizzato in modo da poter consegnare gli argenti e gli altri effetti preziosi il giorno stesso della chiusura, mentre gli arredi e gli altri beni, si sarebbero potuti portare nei giorni successivi. 

Tutto, dai marmi ai quadri, fino alla cera "così nuova che usata" doveva essere dato al Governo.
I parroci sarebbero stati responsabili di eventuali ribellioni: "l'indicata soppressione sia fatta con tutta prudenza e disinvoltura, affinché non accada alcun rumore...".

1810: le chiese conventuali veneziane

Ma la situazione doveva peggiorare ancora nel 1810 quando vennero prese in considerazione le chiese appartenenti a monasteri o conventi. Il 25 Aprile del 1810 venne firmato un decreto che sopprimeva tutti i monasteri e conventi. Molti di questi avevano, però, chiese magnifiche e a cui il popolo era affezionato. 
Si decise così di "salvare" alcune chiese attribuendo loro prerogativa di chiese parrocchiali, anche se questo significava "declassare" altre chiese che rischiavano di essere, a quel punto, soppresse. 

Ecco le chiese conventuali che divennero sedi parrocchiali ed in questo modo si salvarono:

  • San Francesco della Vigna
  • Santi Giovanni e Paolo del soppresso convento dei Dominicani (ora ospedale civile di Venezia)
  • Santo Stefano del soppresso convento degli Agostiniani (ora ufficio dell'agenzia delle Entrate)
  • Santa Maria Gloriosa dei Frari del soppresso convento dei frati francescani (ora Archivio di Stato)
  • San Nicola da tolentino, dei teatini. Il convento è ora sede dell'università di Architettura IUAV
  • Santa Maria del Carmelo, dei carmelitani calzati, detta "Dei Carmini". Il convento soppresso è ora sede del liceo Artistico Michelangelo Guggenheim
  • Santa Maria del Rosario (i Gesuati) alle zattere. Il convento ora ospita camere per turisti. 
  • La Chiesa del Redentore, il convento ospita ancora i frati cappuccini. 
  • infine San Zaccaria è l'unica chiesa degli ex monasteri femminili ad essere diventata Chiesa Parrocchiale

Nella lista, purtroppo, non è stata inserita una delle più grandi chiese gotiche di Venezia, quella di Santa Maria dei Servi.

Sembra che questo sia avvenuto a causa del parroco di San Marziale al quale era stata offerta in cambio della Chiesa di San Marziale ma egli rifiutò la chiesa, pur "magnifica e monumentale", preferendo restare nella sua.

In questo modo condannò la Chiesa dei Servi ad essere chiusa, prima, e demolita per essere utilizzata come "materiale da costruzione" in seguito.
L'adiacente convento era stato gravemente danneggiato da un incendio nel 1769, pochi anni prima dell'arrivo di Napoleone, cosa che aveva messo in grande crisi la comunità dei Frati. Oggi l'area, in cui sono visibili le rovine della Chiesa, ospita gli alloggi studenteschi di Santa Fosca. 

La triste storia della Chiesa dei Servi a Santa Fosca, la trovi qui:

Chiesa dei Servi

Altre 20 Chiese soppresse

A seguito della trasformazione delle Chiese conventuali in parrocchiali, con il decreto del 1810 vennero soppresse altre 20 chiese parrocchiali. Eccole:

  • Chiesa della Santissima Trinità 
  • Chiesa di Sant'Antonino, diventa succursale di San Giovanni Battista in Bragora
  • Chiesa di San Lio (San Leone IX), diventa succursale di Santa Maria Formosa
  • San Simon Piccolo (Santi Simone e Giuda) diventa succursale di San Simon Grando. Si ribalta la precedente decisione, quindi. 
  • Santa Fosca, diventa succursale di San Marcuola (Santi Ermagora e Fortunato)
  • San Giovanni Crisostomo, diventa succursale di San Canciano
  • Chiesa di Santa Margherita, chiesa chiusa e attualmente trasformata in aula universitaria di Ca' Foscari
  • Chiesa di Sant' Agnese, chiusa e spogliata di tutte le decorazioni, ora è l'oratorio dell'istituto Cavanis
  • Chiesa di San Polo (San Paolo) diventa succursale dei Santa Maria Gloriosa dei Frari
  • Chiesa di San Tomà, che era stata da poco restaurata, venne chiusa. Oggi ospita il centro neocatemumenale della Diocesi di Venezia ed è chiusa alle visite.
  • Chiesa di Sant'Aponal (Sant'Aponale) chiusa ed adibita, oggi, ad archivio. 
  • Chiesa di San Stae, chiusa ed usata come oratorio
  • Chiesa di Sant'Angelo (San Michele Arcangelo), chiusa e successivamente demolita (nel 1837)
  • Chiesa di San Vidal (San Vitale) diventa una succursale di San Stefano
  • Chiesa di San Bartolomeo, diventa una succursale di San Salvador
  • Chiesa di Santa Croce, chiusa e poi demolita, come l'attiguo convento, per fare spazio al giardino privato del signor Spiridione Papadopoli
  • Chiesa di Santa Sofia, chiusa e venduta ad un mercante ebreo che la usò come magazzino. Oggi è riaperta come luogo di culto.
  • Chiesa di San Nicolò dei Mendicoli, diventa succursale della chiesa dell'Angelo Raffaele.
  • Chiesa di San Barnaba, diventa succursale dei Carmini poi sconsacrata. Oggi è sede di un museo dedicato a Leonardo da Vinci. 
  • Chiesa di Sant'Eufemia, diventa succursale del Redentore

Fine del periodo napoleonico a Venezia

Il secondo dominio francese terminò con il 20 Aprile 1814. Venezia tornava ad essere dominio austriaco, ma tali erano stati i soprusi del "drago superbo" (così venne definito dall'abate Tommaso Chelli nell'omelia del 1 Maggio 1814) che i Veneziani celebrarono funzioni per ringraziare Dio per la salvezza. 

Il podestà Gradenigo, in un avviso alla popolazione, scriveva:

Si è ormai squarciato il nero velo. [...] Per intercessione di Maria Santissima da Dio fummo preservati nella precorsa dolorosa epoca da qui' flagelli, coi quali la Divina vendicatrice giustizia ha punito le colpe delle Nazioni più caparbie ed ostinate nell'inosservanza della sua Legge.

Si organizzarono feste per sette giorni consecutivi, a partire dal Giovedì 5 Maggio ed a conclusione si tenne una processione in Piazza San Marco, sotto ad un cielo "cupo e minaccioso" che ben presto si trasformò in una giornata serena e luminosa. 

Insomma un'esultanza che faceva ben sperare e che avrebbe posto fine ai "tempi duri"

Duri tempi, nei quali tante furono le nostre avversità quante le lagrime, che di nascosto nelle nostre case abbiamo con le spose e coi figli versato.

Le chiese veneziane distrutte da Napoleone

L'effetto più tragico e doloroso del regime napoleonico è dato dalle chiese distrutte. Vanno ricordate:

  • San Gemignano, distrutta per realizzare la sala da ballo e lo scalone di accesso;
  • San Domenico  e San Antonio di Castello, distrutte per realizzare i Giardini pubblici voluti da Napoleone per Venezia;
  • la grande chiesa di Santa Maria dei Servi, come già accennato
  • e la chiesa di San Michele Arcangelo, detta Sant'Angelo, demolita.

Nei link troverai le immagini degli edifici distrutti e alcune foto recenti degli spazi che occupavano o di quanto è sopravvissuto. 

Le chiese scomparse: mappa e descrizione

Se vuoi approfondire l'argomento puoi scaricare questo bel lavoro realizzato dall'Istituto Morosini di Venezia a cura della professoressa Stefania Franceschini e degli studenti, elenca e descrive le chiese scomparse. 

Bibliografia

1) "Venezia Scomparsa" - Alvise Zorzi, 1972.
2) "Napoleone e la chiesa: il caso Venezia" - Fabio Tonizzi, Carlo Urbani, Gianni Bernardi, 2013.

 

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